PIEMONTE – Gestiscono attività commerciali, aziende agricole o si occupano di servizi alla persona. Le imprenditrici piemontesi sono alle guida del 22,3 delle aziende della regione, per un totale di 97.948 realtà imprenditoriali. Territorio particolarmente rosa è proprio la provincia di Alessandria, con una percentuale di imprenditrici pari al 23,5%, superiore quindi alla media regionale. Segue Asti, dove la componente femminile nei sistemi imprenditoriali è del 23,1%.

Per quanto riguarda il bilancio anagrafico delle imprese femminili in Piemonte, nel 2016 il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi ha registrato la nascita di 7.396 aziende in rosa, a fronte delle 7.535 che hanno, invece, cessato la propria attività (al netto delle cancellazioni d’ufficio): il saldo tra i due flussi è risultato, dunque, negativo per 139 unità, traducendosi in un tasso di crescita del -0,1%.

Sebbene il dato sia del tutto analogo a quello del sistema imprenditoriale valutato nel suo complesso (-0,1%), l’imprenditoria femminile piemontese manifesta una maggiore vivacità, sia in termini di natalità (tasso del 7,5%, a fronte del 6,0% registrato per il totale delle imprese), che di mortalità (tasso del 7,6%, contro un 6,1%).

La dinamica manifestata dalla componente femminile del tessuto imprenditoriale piemontese appare, inoltre, in controtendenza rispetto a quanto osservato a livello complessivo nazionale (+1,0%).

Oltre un quarto delle quasi 98mila imprese guidate da donne svolge la propria attività nel commercio, seguito, a distanza ragguardevole, dalle attività dell’agricoltura, che concentrano il 15,2% delle realtà imprenditoriali, e dalle altre attività dei servizi, in cui trovano spazio le attività dei servizi alla persona, che convogliano l’11,4% delle aziende. Quote significative di imprese femminili operano, inoltre, nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (9,6%) e in quelle immobiliari (7,4%).

Valutando l’incidenza delle imprese femminili sul totale delle registrate per settore, si segnala l’importante specializzazione femminile delle altre attività dei servizi (oltre il 58% delle imprese è amministrato da donne) e delle attività di alloggio e ristorazione (in questo caso sono femminili oltre tre imprese su dieci).

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Quanto alla dinamica esibita dai principali settori di attività delle aziende “in rosa”, si segnalano contrazioni degli stock del commercio (-1,2%) e dell’agricoltura (-1,9%), cui si contrappongono gli sviluppi registrati nelle altre attività dei servizi (+1,8%) e in quelle legate al turismo (+1,6%).

L’analisi per forma giuridica assunta dalle imprese femminili piemontesi segnala, rispetto al sistema imprenditoriale nel suo complesso, una maggiore concentrazione di ditte individuali, che rappresentano circa il 68% delle realtà guidate da donne, a fronte di una quota del 57% osservata a livello complessivo regionale. Il 18,7% delle aziende “in rosa” si è costituto nella forma di società di persone (contro il 23,6% per il totale delle imprese), l’11,9% è una società di capitale (contro un 16,9% complessivo); 2 imprese su 10, infine, assumono forme giuridiche diverse dalle precedenti.

Ciononostante si rileva, anche per l’imprenditoria femminile piemontese, la tendenza al progressivo rafforzamento strutturale: nel 2016, infatti, la dinamica migliore spetta alle società di capitale, che registrano un tasso di crescita del 3,9%. Le società di persone scontano il risultato peggiore (-3,0%), le imprese individuali mostrano una crescita sostanzialmente nulla (-0,1%), mentre le altre forme rivelano un tasso di sviluppo dell’1,2%.

Quanto alla dinamica esibita nel corso del 2016, solo le province di Novara, Torino e Verbano Cusio Ossola presentano tassi di crescita positivi. La contrazione del tessuto imprenditoriale femminile appare, per contro, particolarmente intensa nei territori di Asti, Alessandria e Biella.