PROVINCIA – Riso sempre più amaro, soprattutto in Piemonte. Una regione che detiene una superficie risicola di oltre 116 mila ettari, di cui 1400 in provincia di Alessandria, non può che essere allarmata “dall’invasione di riso dall’Oriente”.

Lo ha sottolineato Coldiretti, che in una lettera aperta ha chiesto agli organi di competenza, come l’Ente Risi, di intervenire in tempi brevi per rendere obbligatoria una normativa sull’etichettatura d’origine. Per l’associazione agricola è infatti arrivato il momento di dare “un forte segnale di trasparenza” per tutelare i consumatori e anche i produttori, che in Piemonte contano 1100 aziende che producono 8 milioni di quintali di riso.
Questa situazione non è più ammissibile – ha evidenziato Roberto Paravidino presidente di Coldiretti Alessandria – Il fatto che i dazi non vengano più pagati, perché l’Ue ha introdotto il sistema tariffario agevolato per i Paesi che operano in regime EBA, sta agevolando solo le multinazionali del commercio. A farne le spese, invece, sono le nostre imprese risicole che stanno subendo pesanti ricadute economiche“.
Le industrie devono uscire una volta per tutte allo scoperto – ha aggiunto Leandro Grazioli direttore Coldiretti Alessandria dire in modo chiaro se vogliono o meno la trasparenza con l’etichettatura d’origine obbligatoria. Nel comparto esistono comportamenti da basso Medioevo. Basta con le speculazioni degli industriali che, oltre a pagare a poco prezzo il risone, obbligano le imprese a stoccare nei loro magazzini il prodotto generando forme di vincolo inconcepibili e non più accettabili”. L’Ente Risi oggi è così un ente che ha abbandonato il proprio ruolo di difesa delle produzioni di riso italiano per una sudditanza palese verso le lobby industriali.
Coldiretti chiede alle quasi 50 riserie che operano in Piemonte, sia a livello industriale sia artigianale, di rispondere al mondo produttivo e a quello dei consumatori a queste 3 semplici domande:

1. Quanti sono i quintali di risone che acquistano dalle aziende agricole Piemontesi?
2. Quanti sono i quintali di risone che acquistano dall’estero?
3. Quali sono i paesi extraeuropei da cui acquistano?

Queste domande, alle quali auspichiamo che gli imprenditori del settore di buona volontà, in un clima di trasparenza, vogliano rispondere, servono per poter distinguere le impostazioni produttive virtuose e per verificare, congiuntamente al mondo dei consumatori, se il prodotto finale ha effettivamente quella territorialità che, oltre a dare garanzie in termini di salubrità e caratteristiche organolettiche, rappresenta, per il comparto e per l’indotto, un elemento economico importante.
Per poter uscire veramente da questo strano limbo, che oscura e penalizza il comparto, è necessario un forte segnale di disponibilità e trasparenza traducibile solo in accordi innovativi di filiera che coinvolgano i produttori del territorio e che portino soddisfazione economica a tutti gli attori della filiera stessa.
“Siamo a disposizione delle varie riserie per attivare formule di oggettiva collaborazione che possano tracciare, per i consumatori, il percorso a monte e a valle del prodotto riso – ha aggiunto Roberto Paravidino presidente di Coldiretti Alessandria – Solo in questo modo i trasformatori possono dimostrare la loro vera volontà di passare dalle parole ai fatti. I nostri uffici sono a completa disposizione e pronti ad attivarsi per una costruzione concreta di percorsi di filiera“.