PIEMONTE – È ancora “fragile” il tessuto imprenditoriale piemontese. In base ai dati raccolti da Unioncamere Piemonte le oltre 8 mila nuove aziende nate nei primi tre mesi del 2017 non sono riuscite a compensare le cessazioni di attività. Il primo trimestre si è infatti chiuso in rosso con  -0,60%, un dato oltretutto peggiore rispetto a quello dell’anno precedente quando il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni aveva segnato un -0,48%. L’intensità della contrazione è tornata in linea con quella del I trimestre 2015 (-0,62%) e purtroppo anche in questi primi tre mesi del 2017 è superiore alla media nazionale (-0,26%).

Nel dettaglio da gennaio a marzo di quest’anno in Piemonte sono nate 8.424 imprese, a fronte delle 8.924 iscrizioni registrate nello stesso periodo del 2016. Al netto delle 11.113 cessazioni (valutate al netto delle cancellazioni d’ufficio, a fronte delle 11.041 del I trimestre 2016), il saldo risulta negativo per 2.619 unità. Lo stock di imprese complessivamente registrate a fine marzo 2017 presso il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi ammonta a 438.966 unità. Continua dopo il banner

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Le flessioni sono state registrate in tutte le realtà provinciali. A scontare la perdita di imprese più intensa sono però Biella, con un -0,80% e Alessandria con un -0,77%. Dati peggiori rispetto alla media regionale sono poi quelli arrivati da Vercelli registra ( -0,74%), Cuneo ( -0,69%).  Seguono poi Asti (-0,55%), Torino (-0,54%) e poi, con flessioni minori, Novara (-0,48%) e Verbania (-0,44%).

L’analisi per forma giuridica evidenzia segnali positivi per le sole società di capitale, che rappresentano il 17,1% delle imprese aventi sede legale in Piemonte e che hanno messo a segno, nel I trimestre del 2017, un tasso di crescita del +0,52%. Appaiono negativi, invece, i saldi anagrafici delle altre classi di natura giuridica: la flessione più intensa riguarda, ancora una volta, le imprese individuali (-0,87%), che costituiscono sempre la parte più rilevante del sistema imprenditoriale regionale.

Nei primi tre mesi dell’anno tutti i settori di attività hanno registrato tassi di variazione dello stock negativi. Gli altri servizi (-0,11%) e il turismo (-0,40%), gli stessi comparti che nel 2016 avevano realizzato le performance migliori, scontano le flessioni di minore intensità.

L’industria in senso stretto (-0,62%) segna un tasso in linea con il risultato medio del tessuto produttivo regionale. Il commercio (-0,85%) e le costruzioni (-0,88%) subiscono flessioni più marcate. Il risultato più negativo è, infine, quello dell’agricoltura (-1,51%).

I dati non brillanti dei primi tre mesi dell’anno, riferiti a tutti i settori e a tutte le province piemontesi, ci restituiscono una regione più fragile – ha commentato Ferruccio Dardanello, Presidente Unioncamere PiemonteStatisticamente, comunque, in questo trimestre, si presentano in modo regolare saldi negativi: a fine anno si concentrano, infatti, la maggior parte delle cessazioni di attività, il cui riflesso si registra nel Registro imprese delle Camere di commercio nelle prime settimane del nuovo anno. Ora più che mai, l’intervento di tutte le istituzioni – in particolare della Regione Piemonte a fianco delle Camere di commercio – deve essere più incisivo. Servono misure efficaci, che restituiscano fiducia al nostro sistema produttivo e consentano di innescare un nuovo percorso di crescita“.