Quella volta in cui Anfossi provò a portare Disneyland ad Alessandria
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ALESSANDRIA – Prende pian piano forma il progetto di una nuova Garland nel tortonese, soprattutto nella zona di Pontecurone. Mentre i dettagli rimangono ancora top secret e i sindaci della zona sono stati contattati dagli emissari milanesi interessati alla grande opera, l’ipotetico parco divertimenti fa già discutere. Un dibattito, però,  che porta indietro la nostra provincia al 1981 quando il commerciante Romano Anfossi fu a un passo dal portare il parco divertimenti di Walt Disney proprio ad Alessandria.

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Nel ripercorrere quegli eventi, gli occhi di Anfossi luccicano ancora, tra il rimorso e il sogno. Sa che ora alcuni imprenditori stanno tentando la sua stessa strada, anche se il suo progetto era differente. “Ho letto qualcosa sul giornale e ho anche visto la contrarietà dei sindaci locali“, ha commentato, “ma il mio Marengo International Park, o più comunemente Marengo Land, era qualcosa di più di un parco ludico. Nel progetto c’era anche un’area museale, sportiva, astronomica, culturale ed enogastronomica. Avevo in mente anche una riproduzione della città antica. Volevo qualcosa che fosse aperto tutto l’anno, che si potesse usare d’inverno come d’estate“.

La storia di Marengo Land, che doveva nascere proprio vicino allo storico castello di Marengo, in una posizione geograficamente privilegiata, è però molto travagliata. Tutto inizia nel gennaio 1981. Anfossi voleva combattere la disoccupazione e un grande parco divertimento avrebbe dato lavoro e futuro ad almeno tre regioni del nord-Italia. “Gardaland era nato da poco, e il mio progetto fece parlare perché era avveniristico. Parliamo di un’area di 6 milioni di metri quadri, sarebbe stato il secondo parco al mondo. Feci uscire la notizia su Il Piccolo”, ricorda il commerciante alessandrino.

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Da lì cominciò una lunga strada tortuosa. Scoppiano piccoli screzi anche con importanti imprenditori. Il genovese Riccardo Garrone, proprietario della Erg, ha la stessa idea e vuole fare concorrenza ad Anfossi. Allora il commerciante corre a Genova per parlare direttamente con Garrone insieme a Piero Formaiano, allora assessore all’Economia di Alessandria. Dicono a Garrone che non ha spazio a sufficienza. Ma lui non cede. Ha soldi, tanti soldi. “Quando arrivarono quelli di Walt Disney“, commenta Anfossi con un sorriso ironico, “gli dissero che sull’area offerta non avrebbero potuto nemmeno costruirci i parcheggi, e il suo progettò morì. Lui aveva molti finanziatori, io lottavo con la miseria alessandrina“.

Un rapporto, quello con la sua città, che è stato, secondo Anfossi, alla base del fallimento del progetto. “Walt Disney voleva entrare nel mercato europeo“, ha ricordato, “tentarono in Spagna ma ci fu un incidente diplomatico e io presi la palla al balzo. Cominciai a incontrare persone interessate: Umberto Agnelli, Silvio Berlusconi, Karim Aga Khan, rappresentanti del Principato di Montecarlo e anche emissari dello Sheraton Hotel. Sembrava che tutto andasse per il meglio, e invece…

Invece accadde ciò che segnò la fine del suo sogno: un possibile incontro con l’uomo più potente del mondo, Ronald Reagan, presidente degli USA. “Penso che in quell’occasione mi attirai addosso molte antipatie. Alessandria è una città dissacratrice, non credono in te. Qualcuno aveva paura che potessi lanciarmi in politica o che stessi diventando molto potente“, ha rimarcato. Non è chiaro perché il progetto naufragò realmente, ma l’amministrazione comunale, a suo dire, fece poco per sostenerlo.

Il progetto della Disneyland alessandrina

Rimane grande rimorso per una grande opportunità persa dalla mia città“, ha concluso, “Persone che mi facevano il sorriso davanti, in realtà tramavano dietro di me. Alla fine con gli emissari Disney non si fece nulla. Vennero contattati in seguito dal presidente francese Mitterand e il parco Walt Disney nacque a Parigi. Ma era nostro, quello stesso progetto doveva nascere proprio nella nostra città“.

Anfossi non vuole però fermarsi. In cantiere ha ancora progetti per la sua città, qualcosa in grado di rilanciare la Cittadella. E spera che questa volta Alessandria capisca le sue intenzioni e dia fiducia alle sue idee.