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PROVINCIA – Promosso dall’associazione Cambalache, il progetto Bee my job è un documentario che mette in luce la conoscenza del territorio, l’integrazione dei rifugiati, dei richiedenti asilo e il rispetto della natura.

Bee My Job significa “opportunità, lavoro, soddisfazione, amicizia, fatica e incontro”, tutti valori che si creano grazie alla collaborazione” hanno sottolineato dall’associazione Cambalache.

Il corso di formazione in apicoltura e agricoltura biologica è stata la scintilla che ha permesso di mettere in scena il cortometraggio.

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“Bee my Job” parla di Abdul, rifugiato senegalese proveniente da una famiglia contadina, che ad Alessandria ha saputo ricostruire un rapporto con la terra e con le api per riuscire, dopo fatica e sofferenza, a immaginare di nuovo il suo futuro. Il documentario gioca sulla similitudine tra l’importanza, profonda e simbolica, di uno sciame d’api per l’equilibrio dell’ecosistema e la necessità di lasciare spazio alle contaminazioni culturali, di accogliere chi fugge da guerre, chi è minacciato da sistemi fragili e pericolosi esattamente come le api lo sono dall’ambiente che l’uomo ha inquinato.

L’idea è nata grazie alla partecipazione di Francesco Panella, titolare dell’azienda apistica “Apiari degli Speziali” per 20 anni alla guida di UNAAPI.

Daniele Robotti, primo fotografo alessandrino, e i suoi collaboratori hanno anche realizzato una serie di scatti durante il lavoro di insegnanti e alunni. Le fotografie sono, già, state esposte al Forte Acqui in una mostra durante la Festa di Borgo Rovereto. Il progetto fotografico, però, è itinerante e sarà allestito in eventi legati al mondo della migrazione, tra cui il Festival dell’Oralità Popolare a novembre a Torino.

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A settembre l’associazione di promozione Cambalache riprenderà le attività di apididattica per le scuole e i gruppi associativi della città. Alle lezioni e alle attività pratiche, gestite dai richiedenti asilo, nell’apiario urbano al Forte Acqui, si aggiunge la possibilità di organizzare proiezioni del documentario.

Elena Brunello, Paolo Caselli e Francesco Ferri avevano già collaborato, rispettivamente come produttrice, registra e direttore della fotografia, alla creazione di “Due Otto Film”. I tre non sono nuovi alle storie di profughi, di guerre e realtà difficili da cui fuggire. Per questo hanno accolto con professionalità questa nuova sfida.

Quando il proprio habitat naturale è attaccato da agenti esterni, si può ricominciare a vivere in ambienti diversi” hanno spiegato dalla casa di produzione “Questo vale per le api come per gli uomini. Prendersene cura è compito nostro. Questa è l’idea che ci ha fatto un po’ innamorare del progetto. Abbiamo cercato il modo di fondere le storie che ci venivano raccontate con l’estetica delle immagini. Necessaria è stata la preziosa collaborazione dei ragazzi di Cambalache, senza la cui pazienza ed entusiasmo non avremmo mai lavorato così proficuamente. Abbiamo incontrato una realtà profonda, fatta di persone e storie vere.”