In Piemonte l’economia non decolla

La situazione economica del Piemonte è ancora critica. Gli ultimi tre mesi del 2014, analizzati da Confindustria e Unioncamere regionali, hanno raccontato di una lieve crescita della produzione industriale, ma da agganciare allo stesso periodo dell’anno precedente, quando l’output prodotto aveva registrato un calo del 4,1%. Il risultato comunque positivo dell’ultimo trimestre 2013 deve essere sommato però ai numeri positivi segnalati da tutti gli altri indicatori congiunturali. Come sempre gli ordinativi interni sono negativi e diminuiscono dell’1,2% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2012, a conferma delle condizioni ancora critiche del mercato interno. Gli ordinativi esteri, invece, continuano a manifestare un andamento positivo, rilevando un aumento del 2,1%. Positiva anche la variazione del fatturato: le imprese manifatturiere piemontesi registrano, infatti, un incremento tendenziale medio del fatturato totale pari all’1,8%, ampiamente sostenuto dalla componente estera che ha messo a segno una variazione del +6,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.
Rispetto al resto delle province piemontesi la produzione industriale alessandrina gode di una salute migliore (+2%) anche se dietro a Novara (+3,1%) e Biella (+2,3%).
Il problema però è che le indicazioni per i prossimi mesi non sono positive: peggiorano tutti gli indicatori, eccetto l’export, che però scende lievemente rispetto al 2013, in base all’indagine compiuta su un campione di 1.049 imprese associate a Confinduatria.
Dalle 314 aziende dell’ampio settore dei servizi proviene qualche indicazione meno sfavorevole, con un lieve miglioramento delle aspettative su livelli di attività e ordinativi.
Più in dettaglio, nel comparto manifatturiero, in linea col trimestre precedente, le attese sulla produzione restano sfavorevoli,con un saldo tra ottimisti e pessimisti del -11%. Analogo risultato per gli ordinativitotali, con un saldo finale del -13,2%. La rilevazione porta a dieci la serie di trimestri consecutivi con saldi negativi. Rispetto agli scorsi mesi, anche le imprese più grandi danno segnali di sofferenza: infatti le previsioni di produzione delle aziende con oltre 50 dipendenti passano da un saldo dal +0,6% di fine 2013 al -10,7%.
Sul fronte occupazionale i numeri sono ancora pessimi: la previsione di utilizzo della CIG è passata dal 29,7% al 32,6%.
Piuttosto negative anche le aspettative sulla redditività, con un saldo pari al -23,1%; rimangono invariati i tempi di pagamento, che si attestano intorno ai 96 giorni (quelli da parte degli enti pubblici, invece, scendono da 159 a 152), mentre le aziende che segnalano ritardi negli incassi passano dal 58,2% al 54,5%.
Analogamente ai trimestri precedenti, si conferma il ruolo trainante dell’export, infatti le aziende che esportano una quota rilevante del fatturato sono più ottimiste rispetto a quelle maggiormente legate alla domanda domestica: le previsioni sugli ordinativi export rimangono positive (saldo ottimisti-pessimisti pari +4,8%) ma in leggera flessione rispetto alla rilevazione precedente (+5,6%).
A livello settoriale, quello che sta patendo maggiormente questa fase della crisi è l’insieme dei comparti non metalmeccanici, che ha sui livelli produttivi un saldo del -17,1%, contro un -0,8% della metalmeccanica. I settori più penalizzati sono l’edilizia, la carta-cartotecnica e la gomma, mentre la chimica sembra riprendersi lievemente rispetto allo scorso trimestre. Nella metalmeccanica le previsioni sono più positive, a partire dal cauto ottimismo di automotive, macchinari e apparecchi e prodotti in metallo. Sono negative solo la metallurgia e l’industria elettrica.
Il terzo sondaggio trimestrale per il settore dei servizi (comprendente, tra gli altri, ICT, servizi alle imprese, trasporti, servizi alla persona, turismo) conferma che le previsioni sono più favorevoli rispetto al comparto manifatturiero. Migliorano lievemente le aspettative sui livelli di attività e le previsioni sugli ordinativi totali (entrambe +3%). Rimane invariato e comunque elevato il tasso di utilizzo delle risorse aziendali, superiore all’80%, mentre aumentano leggermente i programmi di investimento.
Le previsioni sull’occupazione tornano a peggiorare, così come rimane negativo l’indicatore riferito ai livelli di attività. A conferma di unasituazione congiunturale ancora difficile, aumenta il numero di aziende che prevedono il ricorso alla CIG.
Il 64,1% degli intervistati segnala ritardi negli incassi, mentre i tempi medi di pagamento salgono da 80 a 84 giorni.
Il quadro territoriale è relativamente omogeneo, con saldo ottimisti-pessimisti riferiti ai livelli di attività che non si allontana dal punto di equilibrio. Il range di variazione va dai -2 punti di Novara e Asti ai +7 punti percentuali di Cuneo.
A livello settoriale gli indicatori risentono, per alcuni comparti, della scarsa numerosità del campione. Tuttavia le valutazioni più ottimistiche provengono dall’ICT e dai servizi alle imprese. Quelle più pessimistiche riguardano invece il turismo, i servizi alle persone e il trasporto passeggeri. Sostanzialmente stabile il commercio.

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