“Mio figlio preso a calci e pugni per il cellulare. L’aggressore subito libero”
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ALESSANDRIA – È “arrabbiata”, spaventata e soprattutto “delusa da un sistema giudiziario che ha lasciato libero l’aggressore di suo figlio solo perché non è stato possibile bloccare il malvivente nell’esatto istante in cui si accaniva con calci e pugni su un ragazzo di 22 anni, già riverso a terra e privo di sensi.

Roberta parla “da mamma” ma la sua amarezza è doppia perché anche moglie di un ufficiale dei Carabinieri del Comando provinciale di Alessandria. Intorno alle 20.30 di domenica sera, ha raccontato, suo figlio stava portando a spasso il cane in via Marsala ad Alessandria, proprio a pochi metri dalla Caserma Scapaccino, quando “un energumeno”si è avvicinato e gli ha strappato le cuffie dalle orecchie e poi il cellulare che aveva in mano. “Gli ha detto: adesso questo è mio” ha raccontato Roberta. Suo figlio è rimasto impietrito ma ha cercato di approfittare un attimo di distrazione dell’aggressore per spingerlo indietro e scappare. L’uomo, però, non si è accontentato del telefonino che teneva già stretto tra le mani e ha colpito il ragazzo con un violento pugno tra l’occhio e la tempia che ha fatto cadere a terra il figlio di Roberta. Ed è stato proprio in quel momento che l’aggressore si è accanito. “Un uomo che era su balcone di casa ed è poi intervenuto in soccorso di mio figlio ha detto che quel delinquente l’ha riempito di calci e pugni all’addome e alla testa e poi si è allontanato come nulla fosse.

Solo mezz’ora dopo i Carabinieri domenica sono riusciti a rintracciare l’aggressore tracciando la posizione del cellulare ma dopo aver portato il malvivente in caserma sono stati costretti a lasciare libero il ragazzo di circa 20 anni, già noto ai militari del Radiomobile. “L’aggressore aveva il cellulare, è stato riconosciuto dal testimone e anche da mio figlio quando si è ripreso. Il magistrato di turno, però, ha detto che non potevano arrestarlo perché non era stato bloccato in flagranza di reato ed essendo di Alessandria non c’era pericolo di fuga”. “Ma io dico – si è sfogata Roberta – Noi abbiamo passato la notte in Pronto Soccorso. Mio figlio ha un grosso trauma cranico, un trauma addominale, una brutta contusione al polso e alla spalla sinistra, oltre a pressione e frequenza cardiaca alle stelle. Quest’uomo ha rapinato e aggredito in maniera immotivata una persona già svenuta e ieri sera uscito dalla Caserma forse è andato a bersi anche una birra al bar, ma in ogni caso è tornato a casa sua. Ieri continuava a dire ai Carabinieri che cercavano di ottenere l’arresto che gli stavano facendo anche perdere tempo”.

Le indagini, ha spiegato Roberta, andranno avanti e i Carabinieri proveranno a ottenere l’ordinanza di custodia cautelare ma la donna ha voluto raccontare quanto accaduto a suo figlio per smuovere le coscienze di chi deve fare giustizia.Sono amareggiata come madre, come cittadina ma anche come moglie di un ufficiale perché quando sposiamo un Carabiniere diventiamo parte di una grande famiglia che crede nella giustizia. Le forze dell’ordine, però, hanno le mani legate. In questo Paese le persone perbene vengono bastonate e i delinquenti fanno quello che vogliono e poi se ne vanno tranquillamente a casa. Io sono stanca e delusa perché sono terrorizzata dalla violenza che quest’uomo ha sfogato gratuitamente su mio figlio quando aveva già ottenuto quello che voleva ma quando è stato preso è stato trattato dalla giustizia come un povero disgraziato che ruba un pacco di pasta perché ha fame”.

(Immagine di repertorio)