Commercio e ristorazione: volume d?affari in lieve calo per le imprese piemontesi

Sono ancora in affanno i settori del commercio e della ristorazione in regione. Secondo l’ultima indagine di Unioncamere Piemonte, tra gennaio e marzo 2014 il fatturato delle imprese piemontesi ha perso un punto percentuale rispetto al primo trimestre del 2013. Il dato disaggregato ha in particolare mostrato una flessione dello 0.7% per gli esercizi di vicinato e dell’1.6% per le medie e grandi strutture di vendita. Segni meno che hanno depotenziato anche il risultato del settore ristorazione, con un fatturato in aumento dell’1,3% rispetto al I trimestre 2013. Scendendo nel dettaglio delle singole categorie merceologiche che compongono il complesso degli esercizi di vicinato, l’indagine ha mostrato come il segno meno abbia risparmiato solo il settore dell’abbigliamento, che ha realizzato un aumento dello 0,5% del rispettivo volume d’affari. Stabile, rispetto al I trimestre 2013, il fatturato generato dalla vendita di prodotti legati a cultura e tempo libero (+0,0%) e di altri prodotti. Si registrano, invece, flessioni nel settore alimentare (-1,6%) e in quello dei prodotti per la casa e Ict (-3,0%).

Estremamente variegato, poi, il panorama delle imprese del settore commercio e ristorazione tra provincia e provincia. Particolarme in affanno sono risultate Biella e Asti , rispettivamente a -4,4% e -4,0%. In flessione, però, anche il volume d’affari nelle province di Vercelli (-2,7%) e ad Alessandria (-1,9%). Meno marcato il calo di fatturato nel Verbano Cusio Ossola (-0,8%) e a Torino (-0,6%), solo Cuneo e Novara hanno però chiuso il primo trimestre 2014 con un debole segno più dello 0.3 percento.

“I dati del primo trimestre dell’anno confermano come le imprese del commercio al dettaglio e della ristorazione risentano ancora degli impatti negativi della crisi sulla domanda interna – ha dichiarato Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere Piemonte -. Le condizioni del mercato del lavoro e l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie hanno inevitabili ripercussioni negative sulle vendite al dettaglio, sia dei piccoli esercizi di vicinato che della grande distribuzione organizzata. Le nostre imprese non possono aspettare ancora: occorre elaborare a livello nazionale, in stretto accordo con gli enti presenti sul territorio, una strategia efficace di rilancio dei consumi e degli investimenti, attraverso riforme in grado di generare fiducia negli imprenditori e nei cittadini”.

La flessione del fatturato si accompagnano giudizi prevalentemente negativi da parte degli imprenditori circa l’andamento degli altri indicatori congiunturali. Il 49% degli intervistati ha segnalato, per il trimestre in esame, una nuova flessione tendenziale degli ordini ai fornitori, mentre solo l’8% ne ha constatato un aumento: il saldo di opinione risulta negativo per ben 41 punti, in lieve miglioramento rispetto al IV trimestre del 2013 (-47 punti).
Lo scarto tra giudizi positivi e negativi risulta sfavorevole anche per quanto riguarda l’occupazione (-17 punti, a fronte dei -23 del IV trimestre del 2013). Va sottolineato, tuttavia, come per la maggior parte delle imprese intervistate il numero degli occupati sia rimasto sostanzialmente invariato rispetto al periodo gennaio-marzo 2013.
Migliorano, invece, le previsioni a breve termine formulate dagli imprenditori. Nel periodo aprile-giugno 2014, infatti, il fatturato sarebbe destinato ad aumentare per il 24% degli intervistati e a rimanere stabile per il 43%, mentre il 34% ne prevede un’ulteriore flessione: il saldo ottimisti-pessimisti risulta, così, pari a -10 punti, in netto miglioramento rispetto ai -44 punti della precedente rilevazione. Infine, se è vero che i pessimisti superano ancora gli ottimisti anche in riferimento all’andamento prospettico degli ordini ai fornitori (-20 punti) e dell’occupazione (-3 punti), si rileva un generale aumento dei secondi, a fronte di una flessione dei primi.