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All’università si parla di politica? – Politica Fuori Corso: Episodio 5

L’università è solo un luogo di formazione accademica o può essere anche uno spazio di confronto politico?

Da questa domanda parte il nuovo episodio di Politica Fuori Corso, un confronto diretto con chi la politica la vive e la osserva.

L’ospite del quinto episodio è il Professor Giorgio Barberis, docente di Filosofia Politica e direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche dell’Università del Piemonte Orientale.

Secondo Barberis, il dibattito politico all’interno delle università esiste ed è stimolato. Ci sarebbero, però, differenze significative tra gli atenei delle grandi città e quelli di provincia. Nei primi le mobilitazioni sono molto più visibili e partecipate. Nei secondi, invece, l’azione collettiva è meno presente, ma non manca l’interesse per la politica. Questo interesse viaggerebbe in parallelo con una forte sfiducia nei confronti delle istituzioni. Per il Professore il problema è che i giovani non si sentono rappresentati. Le nuove generazioni riflettono, discutono e si informano, ma senza partecipare a partiti e organizzazioni strutturate. In questo l’università ha un ruolo fondamentale. Barberis ha spiegato che le facoltà e i corsi dovrebbero moltiplicare gli spazi di dialogo e confronto. In questo modo gli studenti avrebbero finalmente la possibilità di esprimersi e organizzarsi in autonomia.

Il Professore ha poi sottolineato che la politica va intesa come interesse per il bene comune. Non si tratta solo di contrapposizioni tra fazioni ma della capacità di costruire insieme. In questo senso, le mobilitazioni giovanili su temi globali come le guerre o le questioni ambientali rappresenterebbero il segnale di una nuova consapevolezza. Nonostante questo, manca ancora un passaggio decisivo: trasformare la consapevolezza in una partecipazione politica strutturata

Barberis ha fiducia nelle nuove generazioni. I giovani capiscono i problemi del mondo contemporaneo: disuguaglianze economiche, crisi ambientali, incertezze legate al lavoro e all’impatto dell’intelligenza artificiale. Per riuscire a cambiare le cose, però, servono partecipazione e formazione. In questo percorso, l’università è un punto di partenza essenziale.

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