Autore Redazione
venerdì
1 Marzo 2024
11:42
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Eventi - Tempo Libero - Alessandria

Mai bandire il mondo. Recensione di “Falstaff a Windsor” al Teatro Alessandrino

Ieri terzo appuntamento per la stagione di prosa del Comune di Alessandria con PdV. In scena, un applauditissimo Alessandro Benvenuti con gli attori di Arca Azzurra.
Mai bandire il mondo. Recensione di “Falstaff a Windsor” al Teatro Alessandrino

ALESSANDRIA – E’ con un ingresso tra l’inaspettato e l’onirico che inizia “Falstaff a Windsor”, con il risveglio da un sonno pesante di un antieroe vizioso e dalle debolezze molto umane. La riscrittura de “Le allegre comari di Windsor” di Ugo Chiti, che ne firma anche la regia, ha proseguito ieri, giovedì 29 febbraio, al Teatro Alessandrino, la fortunata stagione di prosa del Comune di Alessandria con Piemonte dal Vivo e l’Azienda ASM Costruire Insieme. Il prossimo appuntamento del cartellone sarà il 13 marzo con “I maneggi per maritare una figlia” con Tullio Solenghi ed Elisabetta Pozzi.

La scena (di Sergio Mariotti) è essenziale, stagliata su un fondale di tela grezza, che a tratti diventa cielo, pioggia e foresta, e movimentata da una pedana rialzata. E’ da subito riempita dal Falstaff di Alessandro Benvenuti, triviale ed elegante, sboccato e altezzoso per pretesi diritti di nascita, ingenuo e imbroglione. L’incipit dell’allestimento prodotto dalla compagnia Arca Azzurra si situa tra sogno e realtà, tra finzione palese e verità teatrale. Falstaff chiede ai suoi due servitori (e all’occorrenza ladruncoli ai suoi ordini) se va bene la sua entrata in scena “con questo prologo che sembra un epilogo di niente” e si crea così un patto con il pubblico, che accetta il suo tono disarmante, le sue contraddizioni e la sua vanagloria.

Il copione ricalca il testo shakespeariano, con il goffo corteggiamento e il tentativo di imbroglio del protagonista, anziano e laido, ai danni delle due virtuose signore Ford (Giuliana Colzi ) e Page (Lucia Socci), che decidono, con l’aiuto della loro dama di compagnia (Elisa Proietti), di beffare il malcapitato. La vicenda è sfrondata, rispetto alla commedia originaria, delle storie secondarie di amori contrastati e di equivoci, per concentrarsi sul personaggio principale e sull’astuzia delle protagoniste femminili. A loro si devono le scene più movimentate, le interazioni più gustose tra ragione disarmante (Page), iniziale sentimentalismo (Ford), complicità invadente e ben dosata dal punto di vista comico (Proietti). Nel complesso si respira un senso fresco di riscatto femminile, grazie all’arguzia e alla solidarietà.

L’oggetto del loro ardimento e della loro vendetta è un Falstaff grottesco e inconsapevole della sua ridicola fisicità, cui Benvenuti dà un sarcasmo tinto di parlata toscana e, soprattutto, un’eleganza inaspettata e una leggerezza che contrasta con la proverbiale “fortezza di carne” del personaggio. Il suo Sir John cade nel baratro della volgarità e dell’umiliazione, per riscattarsi alla luce di un sentimento persino paterno nei confronti del figlioccio compagno di bagordi divenuto re Enrico V.

Nell’intreccio si inseriscono, come da testo, la gelosia (il signor Ford), il lucido pragmatismo (sig. Page), l’astuzia e l’intrigo, per poi ritornare, nel finale riscritto da Chiti in una foresta evocata, all’aura onirica che rivela, nella punizione, la complessità del protagonista. Il trait d’union, o, meglio, il fool della situazione, sciocco e astuto al contempo, è un paggio (Paolo Cioni), personaggio ambiguo e servile, forse (ma solo forse, perché il finale ha la stessa sostanza del sogno) dalla duplice identità.

Uno spettacolo ricco di spunti e originale nella riscrittura, che valorizza e approfondisce le personalità dei protagonisti, grazie ad un’ottima prova degli attori di Arca Azzurra (oltre a quelli citati sono in scena Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Paolo Ciotti). Su tutti un Alessandro Benvenuti che regala un Falstaff comico, sprezzante, commovente e vero. Così vero che, nel finale, quando Enrico V con gesto imperioso lo ripudierà e bandirà in quanto “cattivo maestro e precettore infido”, lo spettatore sarà ben consapevole che bandire Falstaff equivale a “bandire il mondo”.

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