Autore Redazione
domenica
5 Gennaio 2025
06:35
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Cronaca - Alessandria

Il ricordo di Eco in una puntata speciale su Rai Storia anche con Gianni Coscia

Il ricordo di Eco in una puntata speciale su Rai Storia anche con Gianni Coscia

ALESSANDRIA – Semiologo, scrittore, filosofo, saggista, professore universitario. Tutto questo e altro ancora è Umberto Eco. In occasione dell’anniversario della sua nascita, il 5 gennaio 1932, Rai Cultura lo ricorda nello speciale di Giovanni Paolo Fontana, in onda oggi, domenica 5 gennaio, alle 12, su Rai Storia, per il ciclo “Italiani” con un’introduzione di Paolo Mieli.

A raccontare una vita veramente “oltre” i confini, le testimonianze di alcuni suoi amici. Come il fisarmonicista Gianni Coscia – anche lui di Alessandria, coetaneo e compagno di scuola di Umberto – convinto amabilmente che Eco, fin da piccolo, “desse segni di follia”. Insieme con Eco, ha scritto “La radio a tarda sera”, una canzone inedita che Gianni Coscia, con la sua fisarmonica, esegue nel documentario. L’editore Mario Andreose, arrivato in Bompiani subito dopo l’uscita del best seller “Il nome della Rosa”, narra il suo rapporto con Eco, durato 35 anni, come un crescendo sinfonico. E poco prima della sua morte, anche con Eco dà vita alla casa editrice “La Nave di Teseo”. C’è poi il multi-mediologo Danco Singer, ideatore con Eco del Festival della Comunicazione e della Encyclomedia, la prima grande enciclopedia multimediale. Il pittore e disegnatore Tullio Pericoli, invece, per decenni ha tratteggiato il volto di Umberto Eco. È uno dei pochi amici di Umberto che possono dire, con precisione, giorno mese e anno in cui è iniziata la loro amicizia: 14 giugno 1977, quando Eco scrive a Pericoli per avere l’originale di una vignetta apparsa sul Corriere della Sera e che gli era particolarmente piaciuta.

Pericoli conserva ancora quella lettera, dove Eco scrive “non potrei certo ricambiare con un dattiloscritto al regalo del disegno. Nella migliore delle ipotesi avrebbe un valore d’antiquariato solo tra alcuni secoli, diciamo dopo l’Apocalisse”. Il semiologo Paolo Fabbri, infine, ricorda che il talento di Eco era così grande che la “mia ammirazione non è mai terminata. Eco era capace in qualunque cosa: scrivere romanzi, giocare a giochi complicati, logici, o scrivere rapidissimamente voci d’Enciclopedia su concetti fondamentali”. E poi aggiunge “l’amicizia è immersiva, resiste a tutto, persino a liti, odi, amori e così via. E così è successo con Eco, nonostante qualche dissapore teorico”.

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