2 Aprile 2025
16:12
Dazi Usa bloccano vini italiani nei porti. Il Gavi non trema ma teme “l’effetto domino”
PROVINCIA DI ALESSANDRIA – Il “Liberation Day” degli Stati Uniti è arrivato. Oggi il presidente americano Donald Trump annuncerà ufficialmente la strategia della cosiddetta “battaglia commerciale” contro i Paesi che penalizzano i prodotti a stelle e strisce. Non è ancora chiaro se l’amministrazione Trump intenda applicare dazi mirati a singole nazioni, colpire solo alcuni settori o introdurre una tariffa generalizzata sulle importazioni. In Italia, la portata delle nuove misure si conoscerà solo in serata, ma gli annunci hanno già avuto un pesante effetto su uno dei prodotti simbolo del Made in Italy: il vino.
La sola “minaccia” di un possibile dazio del 200% su vini e distillati europei ha infatti paralizzato le esportazioni: migliaia di bottiglie italiane sono ferme nei porti. Sono pronte a partire ma sono bloccate dall’incertezza. “La situazione è di grande confusione” ha spiegato Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio Tutela del Gavi. “Le parole di Trump hanno generato un terremoto e, quando la terra trema, la prima cosa che si fa è fermarsi. È esattamente ciò che sta accadendo nel mondo del vino: container carichi di bottiglie, ad esempio, sono fermi da giorni a Livorno, uno dei principali porti da dove partono le navi dirette in America“.
Sulle colline del Gavi, si attende con cautela. Montobbio ritiene “improbabile l’introduzione di un dazio del 200%” – una cifra “sparata”, secondo lui, per intimorire e rafforzare la posizione americana nei negoziati internazionali: “Molto più realistico immaginare un’aliquota tra il 20% e il 25%”, afferma.
Qualunque sia la percentuale, però, la notizia è negativa per tutti i produttori che vendono Oltreoceano. Per alcune tipologie di vino e per alcune aziende, l’impatto potrebbe essere davvero pesante. I Consorzi del Prosecco e del Chianti hanno già chiesto l’intervento del ministro Lollobrigida. Anche il Gavi è fortemente votato all’export: il 92% della produzione viene venduto all’estero. L‘America, però, non è il primo mercato: “Gli Stati Uniti rappresentano circa il 12-13% delle nostre esportazioni, poco più di un milione e mezzo di bottiglie. Una quantità importante, ma non tale da determinare un tracollo del mercato del Gavi”, ha spiegato Montobbio. “Sarebbe molto più preoccupante un dazio imposto dall’Inghilterra, che da sola assorbe quasi il 50% del nostro export”.
C’è però un timore concreto legato ai dazi americani: l’effetto domino. “Se le vendite in America calano, i container viaggeranno meno e il costo dei trasporti aumenterà. Valutare ora le perdite è difficile, ma l’esperienza ci insegna che questi mesi di incertezza sono mesi persi. Se oggi una bottiglia non arriva a destinazione, tra due mesi nessuno ne comprerà il doppio per recuperare. Non funziona così, purtroppo. Lo abbiamo visto con il Covid: quando le consegne si fermano, il mercato ne paga il prezzo“.
Al netto della questione dazi, il Grande Bianco Piemontese gode comunque di buona salute. “Va abbastanza bene, ma siamo in allerta“, prosegue Montobbio. Le campagne contro l’alcol e la stretta del nuovo codice della strada sulla guida in stato di ebbrezza stanno influenzando i consumi, in particolare nei locali pubblici. “La tendenza è chiara: si berrà meno, ma meglio, e in occasioni specifiche”. Il Gavi sembra però pronto ad affrontare anche questo cambiamento. “È un vino contemporaneo, un bianco con una gradazione alcolica contenuta, adatto a un’alimentazione più leggera a base di pesce o carni bianche. Per ora non siamo troppo preoccupati. Monitoriamo costantemente il mercato e regoliamo la resa in vigneto per adattarci alle richieste e indossare sempre “il vestito adeguato” al mercato”.
(in copertina foto tratta dalla pagina Instagram del Consorzio Tutela del Gavi Docg)