5 Aprile 2025
05:12
Al corteo per la Palestina anche la solidarietà al fotografo vittima di una aggressione fascista
ALESSANDRIA – Alessandria torna in piazza per invocare la fine della guerra in Palestina e del “massacro di tutti i popoli sotto occupazione”. Le adesioni alla manifestazione e al corteo organizzato dalle associazioni “Verso il Kurdistan Odv” e “L’ulivo e il libro” sono aumentate ancora nelle ultime ore, hanno spiegato gli organizzatori.
In piazza Santo Stefano, a partire dalle 15.30, ci saranno cittadini e diverse associazioni oltre a Comunità di San Benedetto al Porto, Associazione YGGRA, Centro di cultura islamica, GMI Giovani musulmani, Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia, Chiese ev. metodiste di Alessandria, Bassignana e San Marzano Oliveto (AT) che avevano già comunicato l’adesione.
Alla manifestazione per lo “Stop alla guerra in Palestina”, e al corteo che poi attraverserà alcune strade del centro, parteciperà anche Roberto Giordanelli, vittima, la scorsa settimana, di una aggressione fascista in un bar della città.
La manifestazione di questo sabato sarà occasione anche per esprimere “solidarietà” al fotografo alessandrino. Roberto insegna italiano anche a ragazzi palestinesi che frequentano la Casa di Quartiere e quella di questo sabato non è la sua prima manifestazione al loro fianco. Sapere che oggi ci sarà un momento anche per lui è un’altra preziosa attestazione di vicinanza e sostegno che “riempie di speranza” il fotografo alessandrino. Roberto si è “commosso“ nel leggere i tanti messaggi di persone che non conosce personalmente e di tutte le Istituzioni che hanno levato la loro voce per condannare l’aggressione e, soprattutto, per rimarcare con forza i principi di libertà e democrazia. È questo che, per Roberto, esprime anche la canzone “Bella ciao” che canticchiava nel bar e per cui è stato aggredito: “Qualcuno può attribuire a “Bella ciao” significati diversi ma il senso è comune in chiunque la canta nel mondo: è un inno universale di libertà”. Tra tanti messaggi di vicinanza, Roberto ha letto anche i commenti di chi ha messo in discussione il suo racconto e, soprattutto, la natura dall’aggressione subita. Lui, però, non dà peso a quei commenti: “Non voglio diventare un simbolo ma se la mia storia può servire a sensibilizzare e prevenire aggressioni simili, allora è giusto raccontarla”.