Autore Redazione
lunedì
19 Gennaio 2026
07:00
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Tempo Libero - Alessandria

Dire qualcosa e subito con il Teatro: ieri Gli Illegali in “I’m not mad at you”

Ha debuttato il nuovissimo lavoro della Compagnia Gli Illegali -BlogAl, nato dallo sconcerto sui recentissimi eventi accaduti a Minneapolis
Dire qualcosa e subito con il Teatro: ieri Gli Illegali in “I’m not mad at you”

ALESSANDRIA – “Non ce l’ho con te” sono le ultime parole pronunciate da Renée Nicole Good, uccisa da un agente dell’ICE (l’agenzia federale che contrasta l’immigrazione) durante un’operazione federale in un quartiere residenziale di Minneapolis. “I’m not mad at you. Minneapolis 55407” è il titolo dell’ultimo lavoro teatrale della Compagnia Gli Illegali – BlogAL, presentato ieri, 18 gennaio, presso il Chiostro di Santa Maria di Castello, a pochi giorni di distanza dal tragico fatto del 7 dicembre. Lo spettacolo è stato dedicato a Gianfranco Cereda, attore de Gli Illegali, ma soprattutto amico, con la certezza che avrebbe condiviso la stessa esigenza di dire qualcosa su questa ingiustizia e di dirla come sanno fare i teatranti.

Tutto è nato da notizie sempre più dettagliate trasmesse dai social, dalle versioni ufficiali paradossalmente contrastanti con la documentazione video e dalla realtà che man mano ha preso forma. Good era una cittadina statunitense, non era un’attivista, ma una donna pacifica, colta e dotata di un animo poetico, morta per mano di un agente che le ha sparato senza alcun motivo e, facendolo, l’ha chiamata puttana. Questo l’accaduto, raccontato da Gli Illegali attraverso la proiezione di video, testimonianze commentate da letture e canzoni suonate e cantate da Cinzia di Carluccio.

Così si supera la barriera linguistica, alla luce del ricordo di un’esigente prof di inglese, e ricorre un termine agghiacciante: “fucking murder”, che sa di superamento del confine dell’umanità. Silvia Benzi, Renza Borello, Massimo Brioschi, Luigi Di Carluccio, Pierfrancesco Manca scendono nei dettagli, raccontano della degenerazione di un corpo di agenti federali e della sua impunità, raccontano della paura di interi quartieri per le loro azioni di forza.

E’ un tono documentaristico, che vuole dare un quadro d’insieme per poi focalizzare una vita spezzata inutilmente. Il registro lirico è legato alla stessa personalità della Good, poetessa della quale si trovano in rete i versi, e a rimanere sono le sue parole, che faticano a far “spazio alla meraviglia” in un mondo dove la spiritualità soccombe alla concretezza. E’ lo stesso mondo dove la gentilezza di una frase pronunciata con il sorriso (“I’m not mad at you”) soccombe alla violenza e all’insulto. Non ci sono spiegazioni e certamente “I’m not mad at you. Minneapolis 55407” non tenta di darne. Ci sono solo domande e tutto inizia e finisce con “Blowin’ In The Wind”, perché le risposte le può solo soffiare il vento a chi le ascolta.

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