24 Gennaio 2026
14:00
Nel cuore del Monferrato il torchio più grande d’Europa e la rinascita del Ruchè – Piemonte da Scoprie
PIEMONTE – La tenuta “La Mercantile” di Castagnole Monferrato è costituita da due grandi palazzi patronali edificati tra la fine del Settecento e l’inizio del secolo successivo dai conti Rogeri di Villanova, che uniti costituiscono un grande edificio a ELLE corredato da un pregevole giardino all’italiana con labirinto. Questo conduce poi a un piano rialzato con un portico, sei camere affrescate e una cappella gentilizia riccamente decorata, nella quale è presente un pregevolissimo Cristo ricavato da un tronco d’albero, opera dell’artista Hans Jurgen Vogel. “Il Cristo Albero” di solito riposa nella cappella della Mercantile fino al Giovedì Santo, quando viene portato in processione per le strade del paese durante una rappresentazione della Passione. Al di sotto del piano principale si trova quello seminterrato con diverse cantine in cotto e l’attrazione clou della struttura: un gigantesco torchio da uva costituito da un unico tronco d’albero nel quale è incisa la data di costruzione: 1769. Malgrado la data, non si tratta del torchio più antico sopravvissuto ai secoli ma di quello più grande d’Europa, che si muove su e giù grazie a una vite di legno risalente agli inizi del secolo successivo, ed è situato in un ambiente talmente piccolo che risulta impossibile ammirarlo per intero con un unico sguardo. La Mercantile è posta su un crinale panoramico dal quale è possibile ammirare i vigneti circostanti, ma anche il castello di Montemagno e la torre medievale di Viarigi; è anche la sede di numerosi eventi organizzati in paese che spaziano da un’esposizione di presepi, al conferimento del premio “la Castagna d’Or”, dedicato a coloro che hanno maggiormente promosso la cultura monferrina, fino alla grande “Festa del Ruchè”, che si svolge ogni anno nel secondo weekend di maggio, con assaggi, degustazioni e spettacoli. Che cos’è il Ruchè? Il Ruchè è un antico vitigno, la cui origine rimane avvolta dal mistero; assolutamente nota è invece la sua storia recente. Si pensava che fosse giunto nell’area monferrina a metà del XII secolo portato da monaci provenienti dalla Borgogna, ma un’analisi del suo DNA effettuata nel 2016 lo ha visto parente della Croatina e della Malvasia aromatica di Parma, oggi estinta, due vitigni del Nord Italia.
Misterioso anche il suo nome, che potrebbe derivare da una vigna adiacente alla perduta chiesa di San Roc, oppure dal fatto che cresce su terreni “arroccati” e ben soleggiati. Fatto sta che gli abitanti di Castagnole si erano quasi dimenticati di questo vitigno, fino a quando nel 1964 arrivò in paese il nuovo sacerdote don Giacomo Cauda, che trovò alcune viti nei terreni della parrocchia e decise di provare a coltivarle. Il duro lavoro piano piano diede i suoi frutti e sempre più contadini decisero di coltivare queste uve così particolari; con l’aiuto del sindaco Lidia Bianco il Ruchè ottenne nel 1987 la denominazione DOC e infine nel 2010 la prestigiosa DOCG. Il vitigno può essere coltivato in soli sette comuni: Castagnole Monferrato, Montemagno, Grana, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi, per un totale di circa 120 ettari e una ventina di produttori. La crisi economica che aveva colpito il territorio era ormai alle spalle, grazie a un prodotto di nicchia sempre più apprezzato.
Il risultato è un vino rosso rubino con riflessi violetti, dal profumo intenso e aromatico, fruttato di ciliegia e frutti di bosco, con un sapore armonioso particolarmente adatto ai formaggi e ai piatti della tradizione piemontese. Buono? La risposta migliore viene dal cartello stradale all’ingresso del paese: “Se a Castagnole qualcuno vi offre il Ruchè è perché ha piacere di voi”.
Per le visite:
La Mercantile di Castagnole Monferrato – SP94 n. 4, Castagnole Monferrato (AT)
Aperta in occasione di eventi o su appuntamento presso il Comune
Tel. 0141 292123 – www.comune.castagnolemonferrato.at.it
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