Autore Redazione
mercoledì
21 Gennaio 2026
11:30
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Cronaca - Casale Monferrato

Dai “Luoghi del cuore” del Fai 45mila euro per la torre dei Paleologi di San Salvatore

Dai “Luoghi del cuore” del Fai 45mila euro per la torre dei Paleologi di San Salvatore

SAN SALVATORE MONFERRATO – Una buona notizia per il vitale paese di San Salvatore Monferrato. Il Fai, Fondo ambientale italiano, infatti, ha stanziato 45mila euro per il restauro e la valorizzazione della torre dei paleologi.

I fondi arrivano grazie ai nuovi interventi de “I Luoghi del Cuore” che sostengono venti progetti in undici regioni, da Nord a Sud, selezionati attraverso il bando legato alla XII edizione del censimento. Tutti riceveranno un contributo economico dal FAI, in collaborazione con Intesa Sanpaolo: 700mila euro in totale, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati, spesso a rischio, che incarnano e raccontano la nostra civiltà, l’identità italiana, la memoria collettiva e costituiscono un patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario. Di questi, 520.000 euro sono destinati ai progetti selezionati attraverso il bando e per la prima volta i singoli beni candidati hanno potuto richiedere fino a un massimo di 50.000 euro. Una dotazione che consente di rispondere in modo più significativo alle esigenze dei territori e di rafforzare l’impatto complessivo de “I Luoghi del Cuore”. I restanti 180.000 euro sono riservati ai primi tre classificati al censimento, per progetti da concordare con il FAI: al primo posto, il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato (AT) e a seguire la Fontana Antica di Gallipoli (LE) e la Chiesa di San Giorgio nel borgo di Tellaro (SP).

Tra i “luoghi del cuore” sostenuti dal bando, 18 si trovano in territori lontani dai grandi centri del nostro Paese: piccoli Comuni e frazioni, spesso situati in aree interne o in zone montuose e isolate, oppure luoghi periferici, anche in grandi città. Luoghi per i quali i cittadini, attraverso il censimento del FAI, danno voce alle loro richieste di tutela e valorizzazione, come testimoniano la passione e l’impegno civile delle centiniaia di comitati che partecipano a ogni edizione. I 20 progetti riguardano, infatti, storie e tradizioni che rischiano di scomparire o angoli di paesaggio e ambiti naturali da proteggere e tutelare: per questi luoghi la partecipazione al programma del FAI e l’assegnazione del contributo sono una concreta, talvolta l’unica, opportunità di recupero o di rilancio. Un primo “soccorso” che spesso è solo l’inizio di un processo di sviluppo locale che porta ad attirare ulteriori nuove risorse, a far crescere competenze, rafforzare lo spirito di comunità, e perfino far nascere nuove economie del territorio.

I progetti selezionati, candidati da “luoghi del cuore” che al censimento hanno raggiunto la soglia minima di 2.500 voti, portano alla ribalta un patrimonio inedito, sconosciuto ai più: beni lontani dalle solite mete del turismo, spesso trascurati, chiusi e abbandonati, che meritano un altro destino, e anche una visita: dall’Eremo della Quisquina, immerso nell’entroterra agrigentino, in una foresta di querce secolari sui Monti Sicani, all’Asilo Sant’Elia, capolavoro dell’architettura moderna progettato nel 1937 da Giuseppe Terragni nell’allora quartiere operaio di Como; dal borgo di Nidastore, il più settentrionale dei castelli di Arcevia (AN), al piccolo Museo Filippa di Rimella, paese di poco più di 140 abitanti in Alta Valsesia, con una curiosa collezione di oggetti che in passato hanno raccontato il mondo ai valligiani.

Il bando è rimasto aperto oltre tre mesi per permettere ai proponenti di sviluppare i progetti, e magari far crescere nuove competenze: per la prima volta nella storia de “I Luoghi del Cuore” i candidati hanno potuto frequentare due webinar di formazione, tenuti da architetti e storici dell’arte del FAI, dedicati alla messa a punto dei progetti di restauro e di valorizzazione culturale, a partire dall’esperienza della Fondazione nei suoi Beni. Un’iniziativa che si è rivelata utile, che nasce dallo spirito educativo del FAI e che mira a diffondere competenze ed esperienze accumulate nei suoi cinquant’anni di attività con altri operatori del settore e tecnici, magari di piccole realtà associative o istituzioni locali.

A prescindere dal numero di voti ottenuti nel censimento – che pur rappresenta uno degli otto parametri di valutazione – i progetti selezionati si distinguono per la qualità dei contenuti, la capacità di attivare le comunità e le potenzialità di impatto a lungo termine sui rispettivi territori, in particolare nelle aree interne (maggiori informazioni sul sito del Fai legato al progetto).

LA TORRE DEI PALEOLOGI

Nel cuore del Monferrato, la quattrocentesca Torre Paleologa sorge isolata su un colle che domina il paese di San Salvatore: la sua peculiarità è l’enorme buco su una delle sue facciate, una volta accesso alla torre.
La Torre Paleologa domina le colline del paese di San Salvatore, emergendo nel paesaggio del basso Monferrato. Costruita nel Quattrocento come struttura di avvistamento e rappresentanza, la torre faceva parte di un articolato sistema difensivo e di comunicazione visiva che collegava tra loro numerosi presidi del territorio. Alta oltre 24 metri, realizzata in laterizio a vista e caratterizzata da murature possenti, è un esempio di architettura militare caratteristico del territorio – una “sorella” è la non lontana torre di Masio – testimonianza storica del dominio dei Paleologi, famiglia di origine bizantina che governò il Marchesato del Monferrato tra XIII e XVI secolo. Accanto alla torre sorge la cosiddetta “torretta”, in realtà una cisterna per la raccolta delle acque meteoriche, elemento essenziale per l’autosufficienza del complesso. Originariamente la cisterna era interrata e la torre aveva un aspetto più basso e massiccio rispetto a quello attuale. Il grande buco su uno dei lati corrisponde all’antico varco di ingresso alla struttura, oggi a circa sette metri di altezza sul lato rivolto verso Alessandria. Nel 1859, durante il Risorgimento italiano, la torre tornò a svolgere una funzione strategica come osservatorio e sede di un telegrafo ottico utilizzato dallo Stato Maggiore sabaudo; dalla sua sommità Vittorio Emanuele II osservò le manovre delle truppe austriache all’inizio della Seconda Guerra d’Indipendenza.
Nel corso dei secoli il monumento ha subito danni e trasformazioni, ma ha mantenuto intatta la sua forza simbolica, oltre a connotare l’identità paesaggistica di San Salvatore.

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