2 Febbraio 2026
17:08
Dal muratore al parrucchiere: il lavoro sommerso soffoca metà delle imprese artigiane piemontesi
PIEMONTE – Il lavoro sommerso continua a rappresentare una delle principali emergenze economiche e sociali per il tessuto produttivo piemontese. Sono oltre 57mila le imprese artigiane della regione – pari al 50,3% del totale – che ogni giorno subiscono la pressione della concorrenza sleale di operatori irregolari che non rispettano regole, tasse e standard di sicurezza.
I settori più colpiti sono quelli tradizionalmente più diffusi e a diretto contatto con i cittadini: edilizia, con 17.140 imprese sotto pressione, acconciatura ed estetica (10.478), riparazione e manutenzione dei veicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188) e idraulici (5.111). Un vero e proprio esercito di artigiani che lavora nella legalità, ma si trova a competere con chi opera nell’ombra.
Il fenomeno interessa anche altri comparti: dai riparatori di elettrodomestici ai tassisti, dai manutentori del verde fino a fotografi, videoperatori e traslocatori, per un totale di 57.211 imprese piemontesi penalizzate quotidianamente da pratiche scorrette.
A livello territoriale è Torino la provincia più colpita, con 30.963 imprese artigiane esposte alla concorrenza sleale (il 52,1% del totale), seguita da Cuneo (8.015), Alessandria (4.962), Novara (3.960), Asti (2.952), Biella (2.287), Vercelli (2.185) e Verbano-Cusio-Ossola (1.867).
I dati emergono dal 20° Rapporto “Galassia” di Confartigianato Imprese, che fotografa un quadro preoccupante anche a livello nazionale: l’economia sommersa vale 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL italiano. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che incide da solo per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in crescita, con un +7,5% in un solo anno, trainato soprattutto dall’aumento del lavoro nero (+11,3%).
Nei servizi – come benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%. In Italia sono 588.150 le imprese artigiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.
“La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente”, sottolinea Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte. “A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità”.
Secondo Felici servono azioni concrete e coordinate, con controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. “Nel settore del benessere l’abusivismo non è solo una questione economica, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli precisi. Chi opera fuori dalle regole mette a rischio i clienti e scredita un intero settore fatto di professionalità e investimenti”.
Un allarme che riaccende i riflettori su un problema strutturale, che penalizza l’economia legale e mina la fiducia dei cittadini, chiedendo risposte rapide e incisive da parte delle istituzioni.
(in copertina immagine di repertorio tratta dal sito Unsplash)