Autore Redazione
lunedì
9 Febbraio 2026
10:15
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Cronaca - Alessandria

Manifestazione ProPal con disordini in stazione: 17 denunce. “Rivendichiamo tutto, a processo a testa alta”

Manifestazione ProPal con disordini in stazione: 17 denunce. “Rivendichiamo tutto, a processo a testa alta”

ALESSANDRIA – La manifestazione ad Alessandria in solidarietà della Palestina del 2 ottobre 2025, culminata con il tentativo di occupare la stazione del capoluogo, ha portato alla denuncia di 17 persone per resistenza e lesioni. Lo hanno comunicato il Laboratorio Sociale, la Casa delle Donne TFQ, il Coordinamento Studentesco, l’ADL Cobas e l’Arc. Nella nota le associazioni “rivendicano tutto” e si dichiarano pronte ad affrontareil processo a testa alta, felici di non esserci voltati dall’altra parte mentre Gaza era messa a ferro e fuoco”.

Il movimento condanna anche l’atteggiamento repressivo attuato nei confronti del dissenso spiegando anche di “sapere bene che quando un movimento mette in discussione l’ordine delle cose, il potere risponde sempre provando a colpire chi si espone. E infatti, la scure della criminalizzazione della solidarietà è già calata su molte attiviste e attivisti in tutta Italia. In decine di città, da nord a sud, chi ha scelto di non restare in silenzio di fronte al genocidio è stato identificato e denunciato”.

La manifestazione del 2 ottobre, continuano le associazioni, era necessaria perché “con un genocidio in corso non era possibile restare fermi e zitti. Non era possibile continuare a vivere come se nulla stesse accadendo. Non era possibile accettare la complicità del governo italiano e della comunità internazionale che hanno scelto l’inerzia, quando non il sostegno politico e militare al massacro del popolo palestinese. Era giusto e necessario usare i nostri corpi per bloccare la normalità che ha reso possibile il genocidio. Era giusto occupare simbolicamente stazioni, strade, piazze come è avvenuto in centinaia di città in Italia e nel mondo. Perché quella normalità fatta di treni che partono, merci che circolano, affari che continuano, è la normalità costruita sul silenzio e sul tentativo di rimozione della sofferenza di Gaza. Ogni persona che in quei giorni ha attraversato una città, ha forzato un cordone, si è imbarcato su una nave per rompere l’assedio, ha alzato una bandiera, è stata una goccia di una marea immensa. Un movimento globale di donne e uomini che ha saputo esercitare una pressione reale, che ha costretto governi e media a puntare davvero gli occhi sulla Palestina, rendendo possibile una tregua. Nulla di tutto questo sarebbe accaduto senza il conflitto e la rottura“.

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