Autore Redazione
giovedì
12 Marzo 2026
09:08
Condividi
Cronaca - Alessandria

Emergenze nucleari, biologiche e chimiche: uno studio dell’UPO analizza la preparazione degli ospedali italiani

Emergenze nucleari, biologiche e chimiche: uno studio dell’UPO analizza la preparazione degli ospedali italiani

ALESSANDRIA – Quanto sono preparati gli ospedali italiani ad affrontare emergenze nucleari, biologiche, chimiche e radiologiche (NBCR)? A questa domanda prova a rispondere il progetto di ricercaNECESSITY – New perspectives on the nuclear issue in Italy”, promosso dall’Università del Piemonte Orientale (UPO). I risultati dell’indagine nazionale saranno presentati lunedì 16 marzo 2026 ad Alessandria, dalle 15 alle 17, nel Salone di rappresentanza dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo”.

Lo studio, condotto da un gruppo di ricerca dell’UPO, ha analizzato il livello di preparazione delle strutture ospedaliere italiane nella gestione di eventi NBCR, tra le sfide più complesse per i sistemi sanitari contemporanei. L’indagine ha coinvolto 49 ospedali distribuiti in 15 regioni italiane, valutando diversi aspetti: dall’adeguatezza dei piani di emergenza al coinvolgimento del personale sanitario nella loro elaborazione e applicazione, fino alla capacità di decontaminazione, alla disponibilità di dispositivi di protezione e antidoti e, più in generale, all’organizzazione delle strutture di fronte a eventuali incidenti.

Il progetto è finanziato dal Bando Ricerca UPO 2022 con fondi della Commissione Europea NextGeneration EU e dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. Il team multidisciplinare è guidato da Samuele Poy, ricercatore di Politica economica del Dipartimento per lo Sviluppo sostenibile e la transizione ecologica (DISSTE), insieme ai docenti Massimiliano Panella, Marta Ruspa, Carmen Aina e ai ricercatori Andrea Conti e Marco Serale. Il lavoro ha inoltre ricevuto il supporto strategico del CRIMEDIM, il Centro interdipartimentale di ricerca e formazione in Medicina dei disastri, assistenza umanitaria e salute globale diretto dal professor Luca Ragazzoni.

La ricerca nasce dalla constatazione che, sebbene gli eventi NBCR siano rari, la loro probabilità è in crescita. L’aumento dei poli industriali, il trasporto quotidiano di sostanze chimiche su gomma e rotaia e l’uso sempre più diffuso di sorgenti radiologiche in ambito industriale e sanitario aumentano infatti i fattori di rischio. A ciò si aggiunge la rapidità degli scambi globali, che può trasformare rapidamente focolai biologici locali in emergenze sanitarie su scala internazionale.

Si tratta del primo studio condotto in Italia, e tra i primi in Europa, che analizza in modo sistematico il grado di preparazione degli ospedali di fronte a incidenti di questo tipo“, spiega Samuele Poy. “L’esperienza della pandemia da Covid-19 ha dimostrato come anche i rischi percepiti come remoti possano concretizzarsi. I risultati della ricerca consentono di fotografare lo stato dell’arte, individuare eventuali carenze e orientare interventi mirati di potenziamento“.

Secondo Andrea Conti, dottorando in Food, Health and Longevity e membro del team, lo studio rappresenta anche un punto di partenza: “I dati raccolti offrono una prima base conoscitiva per rafforzare la resilienza del sistema sanitario. Non si tratta solo di una fotografia della situazione attuale, ma di uno strumento utile per pianificare interventi, allocare meglio le risorse e promuovere una cultura della prevenzione e della gestione del rischio sempre più diffusa nel sistema sanitario“.
L’incontro del 16 marzo sarà quindi l’occasione per discutere i risultati dell’indagine e riflettere su come rafforzare la preparedness degli ospedali italiani di fronte a possibili emergenze NBCR.

Condividi