Autore Redazione
venerdì
13 Marzo 2026
12:19
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Cronaca - Piemonte

Caro gasolio, l’allarme degli autotrasportatori piemontesi: “Così i camion si fermano”

Caro gasolio, l’allarme degli autotrasportatori piemontesi: “Così i camion si fermano”

PIEMONTE – Il caro gasolio rischia di mettere in ginocchio il settore dell’autotrasporto. Con il prezzo del diesel che ha ormai superato i 2 euro al litro, le imprese segnalano costi di esercizio sempre più insostenibili e margini operativi ridotti al minimo. L’allarme arriva da Confartigianato Imprese Piemonte, che chiede l’attivazione immediata della clausola di adeguamento al costo del carburante nei contratti di trasporto e un intervento di sostegno da parte dello Stato.

Secondo l’associazione di categoria, l’impennata dei prezzi del carburante registrata negli ultimi mesi, anche in seguito alle tensioni internazionali legate al conflitto in Iran, rischia di compromettere la sostenibilità economica delle aziende di trasporto merci.

Con il costo del carburante oltre i 2 euro, le spese di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi – spiegano da Confartigianato – con la conseguenza che gli autisti saranno costretti, purtroppo, a spegnere i motori per non lavorare in perdita”.

Il carburante rappresenta infatti una delle principali voci di costo per le imprese del settore. “In condizioni normali incide tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta – spiega Giovanni Rosso, presidente degli autotrasportatori di Confartigianato Imprese Piemontequindi basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante”.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, un camion percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno, con un consumo medio di un litro ogni tre chilometri. In queste condizioni anche piccoli aumenti del prezzo del gasolio possono trasformarsi rapidamente in migliaia di euro di costi aggiuntivi per ogni veicolo.

Lo studio evidenzia anche la progressione degli aumenti negli ultimi anni: nel 2021 il diesel costava circa 1,35 euro al litro; nel 2022, con la crisi in Ucraina, il prezzo era salito a 1,65 euro (+22,3%). Oggi ha superato la soglia dei 2 euro. L’effetto sui conti delle imprese è pesante. Se con il gasolio a 1,65 euro i costi operativi pesavano per circa il 50% sull’attività del mezzo, con i prezzi attuali l’incidenza supera l’85%.

L’aumento esponenziale dei costi di esercizio dei mezzi rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’intera filiera logistica – avverte Rosso – con inevitabili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni di consumo“. Per questo Confartigianato invita le imprese a far valere i propri diritti attivando subito la clausola di adeguamento al costo del carburante, la cosiddetta fuel surcharge, nei contratti di trasporto.

Secondo l’associazione, tuttavia, l’andamento dei prezzi registrato negli ultimi giorni non può essere spiegato soltanto con il contesto internazionale. “Se vogliono che fermiamo gli automezzi lo dicano – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Gli imprenditori stanno già facendo ogni sforzo possibile per ottimizzare le operazioni, dalla riduzione dei chilometri a vuoto alla formazione per una guida più efficiente, fino alla manutenzione preventiva e all’uso della telematica“. Felici punta il dito anche contro le scelte del governo sul tema delle accise. “È evidente che le tensioni internazionali influenzino il mercato energetico – conclude – ma siamo di fronte anche a una speculazione di cui il governo sembra voler approfittare. Le motivazioni addotte per non tagliare le accise lasciano molti dubbi“.

 

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