17 Marzo 2026
10:19
Allarme Gimbe: “Mancano 5.700 medici di famiglia”. Piemonte al quinto posto con -463
PIEMONTE – In Italia mancano “oltre 5.700 medici di medicina generale e sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle Regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di base è diminuito di ben 5.197 unità. Una riduzione che si colloca in un contesto demografico dove la popolazione invecchia e aumentano i bisogni clinico-assistenziali: nel 2025 gli over 65 erano quasi 14,6 milioni, di cui oltre la metà affetti da due o più malattie croniche“. Questo scenario emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe che ha analizzato dinamiche e criticità normative che regolano l’inserimento dei medici di famiglia nel Ssn, stimando l’entità della loro carenze in 18 Regioni al primo gennaio 2025. In cima a questa classifica di affanno troviamo la Lombardia (-1540), seguita da Veneto (-747), Campania (-643) ed Emilia-Romagna (-502). Al quinto posto figura il Piemonte con una carenza di 463 medici e poi Toscana (-394) e Lazio (-358). Non si rilevano, invece, carenze in Basilicata, Molise e Sicilia.
“La carenza dei medici di medicina generale – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi. Inoltre, negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili“. Ogni cittadino iscritto al Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha diritto a un medico di medicina generale, che rappresenta il principale punto di accesso ai servizi e alle prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Il medico di base non è un dipendente del Ssn, ma opera in regime di convenzione con l’Azienda Sanitaria Locale (Asl): il suo rapporto di lavoro è regolato dall’Accordo collettivo nazionale (Acn), dagli Accordi Integrativi Regionali e dagli Accordi attuativi aziendali, definiti a livello di singola Asl.
Per Cartabellotta, “è possibile solo stimare la media regionale delle carenze, perché il fabbisogno reale di medici di base viene definito dalle singole Asl nei rispettivi ambiti territoriali. Inoltre, i 21 differenti Accordi Integrativi Regionali possono modificare il numero massimo di assistiti, con il rischio di sovra- o sotto-stimare il reale fabbisogno di Mmg nelle singole realtà territoriali”.
Inoltre, secondo i dati forniti dalla Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), tra il 2025 e il 2028 ben 8.180 medici hanno raggiunto o raggiungeranno il limite di età per la pensione, fissato a 70 anni salvo deroghe. Il numero di pensionamenti varia in modo significativo tra le Regioni: si passa dai 10 della Valle d’Aosta ai 1.147 della Campania.
C’è poi l’aspetto demografico, ha aggiunto Cartabellotta perché “i criteri per definire il numero massimo di assistiti per medico di famiglia non hanno mai tenuto conto dell’evoluzione demografica degli ultimi 40 anni e, ancora oggi, ignorano le proiezioni per i prossimi decenni“. La demografia della popolazione italiana è profondamente mutata: “Negli ultimi quarant’anni la quota di residenti over 65 anni è quasi raddoppiata: dal 12,9% (7,29 milioni) nel 1985 al 24,7% (14,58 milioni) nel 2025. Ancora più marcato – prosegue l’analisi di Gimbe – l’aumento degli over 80, la cui prevalenza è più che triplicata: dal 2,5% (1,4 milioni) nel 1985 al 7,8% (4,58 milioni) nel 2025. Le previsioni Istat confermano questa tendenza: nel 2035 gli over 65 rappresenteranno il 30% della popolazione (17,36 milioni) e gli over 80 il 9,3% (5,39 milioni); nel 2055 saliranno rispettivamente al 34,5% (18,34 milioni) e al 15% (7,98 milioni). Al quadro demografico si aggiunge il peso crescente delle cronicità: secondo l’indagine Istat sullo stato di salute della popolazione, nel 2024 11,3 milioni di over 65 (77,3%) erano affetti da almeno una malattia cronica, di cui 8,1 milioni (55,5%) con due o più cronicità“. «L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche – commenta Cartabellotta – generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per medico, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell’assistenza“.
L’Acn fissa a 1.500 il numero massimo di assistiti per medico di famiglia, con la possibilità di aumentarlo fino a 1.800 in casi particolari e, tramite deroghe locali, anche oltre (es. fino a 2.000 nella Provincia autonoma di Bolzano). Ulteriori deroghe vengono concesse anche in caso di cittadini senza medico di famiglia o per iscrizioni temporanee (es. extracomunitari senza permesso di soggiorno, non residenti). Parallelamente, alcune condizioni riducono il numero di assistiti per medico: la scelta volontaria di limitare il numero di pazienti, lo svolgimento di incarichi in altri servizi (es. continuità assistenziale), il periodo di avvio dell’attività professionale, l’esercizio della professione in zone disagiate.
L’Acn sottoscritto a gennaio 2026 ha confermato l’innalzamento del rapporto ottimale già definito nel 2024, passando da un medico di famiglia ogni 1.000 residenti a uno ogni 1.200. Questo parametro viene utilizzato per individuare le cosiddette “zone carenti”, ovvero le aree in cui il numero di medici è insufficiente rispetto al fabbisogno della popolazione. “Questa modifica – commenta Cartabellotta – è di fatto un espediente che sottostima la carenza di medici di famiglia sulla carta. Infatti, aumentando il rapporto ottimale cresce il numero di cittadini che devono restare senza medico affinché un territorio venga formalmente riconosciuto come “zona carente” e possa quindi essere attivato un bando“.