Nell’Alessandrino un’impresa su 4 è donna. Talento, coraggio e sfide aperte per le imprenditrici del territorio
ALESSANDRIA – In provincia di Alessandria l’imprenditoria femminile non è un’eccezione, ma una realtà solida e vitale. Lo dicono i numeri richiamati dall’assessora alle Pari opportunità di Alessandria, Roberta Cazzulo: nel territorio alessandrino quasi un’impresa su quattro è a guida femminile, un dato che rende la provincia una delle più significative su questo fronte. Non solo: le imprese femminili mostrano anche tassi di mortalità più bassi, segno di una capacità di resistere e durare nel tempo anche in una fase storica complessa per chi fa impresa.
Il tema è stato al centro di un confronto negli studi di Radio Gold, e sarà approfondito venerdì 10 aprile al Museo Borsalino di Alessandria durante l’incontro “Talento e territorio – il coraggio delle donne che fanno impresa“. Protagoniste della serata, al via dalle 21, saranno l’imprenditrice orafa Alessia Crivelli, Gabriella D’Amico, medico e referente dell’associazione Donne dell’Olio, Barbara Paglieri, in rappresentanza dell’AIDDA, Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, e Tiziana Prato, imprenditrice nel settore della logistica. Con loro anche la giornalista Mimma Caligaris.
Dal dibattito negli studi di Radio Gold è emersa una convinzione comune: essere imprenditrici oggi significa portare nell’impresa un valore aggiunto fatto di coraggio, visione, capacità organizzativa, cura e passione. “Essere imprenditrici donne è un plus”, ha sottolineato Barbara Paglieri, ricordando quanto sia importante sostenere le donne che scelgono di aprire un’attività propria. Perché fare impresa richiede certamente audacia, ma anche lungimiranza e la capacità di tenere insieme lavoro, famiglia e responsabilità.
La serata di venerdì 10 aprile è un evento collaterale al calendario di iniziative del “Marzo Donna” del Comune e della Consulta Comunale per le Pari Opportunità di Alessandria ed è pensata per valorizzare talento e determinazione femminile in un luogo simbolico come il Museo Borsalino. Una scelta non casuale: la storia della Borsalino è anche una storia di emancipazione femminile, ha ricordato l’assessora Cazzulo. Negli anni Venti, infatti, su 3 mila dipendenti ben 1.700 erano donne. Un dato che racconta come il lavoro femminile abbia avuto un ruolo decisivo nella crescita economica e sociale del territorio.
Ma accanto ai punti di forza restano ostacoli concreti. Uno dei più rilevanti riguarda l’accesso al credito, che per molte donne continua a essere più difficile. E poi c’è il peso dei pregiudizi, che in alcuni settori si avverte ancora con particolare intensità. Lo ha raccontato Tiziana Prato, da 35 anni alla guida di un’azienda del settore della la logistica, comparto tradizionalmente maschile. “Ogni volta che entri in una nuova stanza devi dimostrare da capo chi sei e quanto vali”. La professionalità viene riconosciuta, ma l’errore di una donna viene spesso giudicato più severamente e ricordato più a lungo rispetto a quello di un uomo.
Anche Alessia Crivelli ha portato l’esperienza del settore orafo, dove il gioiello è spesso associato all’universo femminile, ma le donne alla guida di imprese restano poche. Nel suo racconto emerge un punto essenziale: la sfida vera è essere riconosciute non come “donna” o “uomo”, ma come professioniste. Una visione che vale in Italia come all’estero, pur con differenze legate alle culture e ai contesti.
Accanto al lavoro, il nodo centrale resta quello della conciliazione tra vita professionale e vita familiare. È qui che il confronto si è fatto ancora più concreto. Le imprenditrici hanno parlato apertamente dei sensi di colpa che spesso accompagnano le madri lavoratrici, di un welfare ancora fragile, della carenza di servizi e del fatto che il carico di cura continui a ricadere soprattutto sulle donne. I dati sul congedo parentale sono eloquenti: sono ancora le donne a utilizzarlo in misura nettamente superiore rispetto agli uomini.
Per questo il tema non riguarda soltanto l’iniziativa individuale, ma anche le condizioni strutturali che permettono alle donne di restare nel mercato del lavoro e crescere professionalmente. Servono servizi, maggiore flessibilità, un welfare più forte e un’organizzazione del lavoro capace di misurare i risultati più che la semplice presenza. In altre parole, qualità della vita e qualità del lavoro devono procedere insieme. Dal confronto è emerso anche un altro punto: le donne devono imparare a fare più squadra. Più volte è stato richiamato il valore della “sorellanza”, troppo spesso evocata ma non sempre praticata fino in fondo. Sostenersi a vicenda, creare reti, aiutare le più giovani, aprire spazi nei settori dove la presenza femminile è ancora bassa: sono questi alcuni dei passaggi ritenuti decisivi per cambiare davvero.
A portare uno sguardo ulteriore è stata Mimma Caligaris, che ha ricordato come anche il giornalismo, e in particolare quello sportivo, resti un mondo in gran parte maschile. Le donne sono numerose all’ingresso nella professione, ma faticano a crescere, guadagnano meno, hanno minori possibilità di carriera e pagano un prezzo alto nelle fasi di crisi del settore. Un quadro che conferma come il problema non sia limitato all’impresa, ma attraversi in modo trasversale molti ambiti lavorativi.
Eppure il tono finale è stato di fiducia. L’autonomia economica, è stato ribadito, resta il primo passo verso la libertà. E le nuove generazioni sembrano mostrare un approccio più aperto ed equilibrato. L’auspicio condiviso è che si continui a costruire una cultura del lavoro in cui maternità, professionalità, ambizione e realizzazione personale non vengano più vissute come elementi in conflitto. La provincia di Alessandria, con i suoi numeri e le sue storie, dimostra che questa strada esiste già. Adesso la sfida è renderla sempre più larga, accessibile e condivisa.