12 Aprile 2026
17:00
Stop consumo suolo agricolo, il comitato Salviamo le Cascine: “Bene piano del Piemonte, ma vero nodo resta la norma statale”
ALESSANDRIA – Il Comitato “Salviamo le Cascine” interviene sul Disegno di Legge Regionale n. 136 relativo all’individuazione di ulteriori aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili e invita a non abbassare la guardia sulla tutela del suolo agricolo, soprattutto in provincia di Alessandria.
Secondo il Comitato, la direzione imboccata dalla Regione Piemonte è positiva sotto il profilo della pianificazione, ma da sola non sarebbe sufficiente a garantire una protezione effettiva del territorio.
Il Comitato sottolinea anzitutto di apprezzare lo sforzo della Regione nel definire criteri più chiari per localizzare le nuove aree destinate agli impianti. In particolare, viene giudicata favorevolmente l’introduzione di un limite alla Superficie Agricola Utilizzata, fissato nello 0,8% a livello regionale e accompagnato da tetti comunali specifici. Una misura che, secondo “Salviamo le Cascine”, rappresenta un “segnale concreto di attenzione verso il paesaggio agricolo e verso la vocazione produttiva dei territori piemontesi”, oltre a costituire un argine contro una possibile occupazione disordinata delle campagne.
Il Comitato, tuttavia, invita a distinguere tra il valore politico e programmatorio della legge regionale e la sua reale efficacia sul piano pratico. Il punto centrale della riflessione riguarda infatti il rapporto tra normativa regionale e normativa statale. Il provvedimento piemontese interviene solto sulle aree “ulteriori” rispetto a quelle già considerate idonee dalla legislazione nazionale. E secondo l’analisi tecnica condotta dal Comitato, il suo impatto complessivo rischia di essere “limitato”.
Il Comitato evidenzia infatti che la normativa statale vigente prevede la possibilità di realizzare impianti agrivoltaici in tutte le aree agricole, “purché siano rispettati specifici requisiti tecnici e senza l’imposizione di tetti alla SAU“. Questo, nella lettura del Comitato, traccia un “binario statale” parallelo e prevalente, che non sarebbe comprimibile dalle Regioni, attraverso il quale potrebbero continuare a essere autorizzati impianti anche su vasta scala.
Da qui nasce la preoccupazione espressa da “Salviamo le Cascine”: mentre la Regione prova a introdurre freni e criteri di contenimento sulle aree di propria competenza, il principale canale autorizzativo resterebbe quello statale, potenzialmente molto più ampio. Una situazione che, secondo il Comitato, rischia di ridurre l’efficacia delle nuove misure regionali e di lasciare esposti i territori agricoli a trasformazioni profonde nei prossimi anni. L’allarme riguarda in particolare il suolo alessandrino, che il Comitato considera uno degli ambiti più delicati da difendere.
Il rischio, viene spiegato, è quello di una progressiva industrializzazione delle campagne attraverso l’insediamento di parchi agrivoltaici di grandi dimensioni, con conseguenze non solo paesaggistiche ma anche economiche e identitarie. In gioco, secondo l’associazione, ci sarebbero infatti la continuità della vocazione agricola del territorio e la salvaguardia di un patrimonio ambientale e produttivo che rappresenta una parte essenziale dell’Alessandrino.
Per questo il Comitato rilancia un appello alle istituzioni e a tutti gli enti chiamati a rilasciare autorizzazioni. La richiesta è quella di applicare in modo estremamente rigoroso sia la normativa statale sia quella regionale, evitando “interpretazioni estensive o deroghe” che possano aprire la strada a ulteriori consumi di suolo. Secondo “Salviamo le Cascine”, la tutela del territorio non può restare soltanto un principio astratto, ma deve tradursi in un controllo puntuale e severo di ogni progetto: “Gli enti competenti – conclude il Presidente del Comitato “Salviamo le Cascine”, Giancarlo Rossi – dovranno farsi baluardo della legalità e della tutela del suolo, utilizzando ogni strumento tecnico e amministrativo a disposizione per arginare un fenomeno che rischia di compromettere definitivamente l’identità e l’economia agricola del territorio”.