Autore Redazione
martedì
12 Maggio 2026
13:47
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Cronaca - Alessandria

PFAS a Spinetta Marengo, i comitati attaccano la Regione: “Senza risposte e con i veleni nel sangue”

PFAS a Spinetta Marengo, i comitati attaccano la Regione: “Senza risposte e con i veleni nel sangue”

SPINETTA MARENGO – “Ce l’ho nel sangue” torna ad alzare la voce sul caso PFAS di Spinetta Marengo. In un duro comunicato, il comitato denuncia il silenzio delle istituzioni regionali sulla contaminazione ambientale e sanitaria legata allo stabilimento Syensqo, ex Solvay.

Secondo quanto riporta il comitato, nonostante a Torino esista un macchinario acquistato con fondi pubblici in grado di effettuare le analisi, i cittadini di Spinetta sarebbero costretti a recarsi fino a Milano e a sostenere personalmente le spese per conoscere il livello di contaminazione nel proprio organismo.

Nel mirino finiscono l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, la task force regionale sui PFAS e gli enti coinvolti nella gestione dell’emergenza. “Come è possibile – si legge nel comunicato – che nel territorio più contaminato del Piemonte non venga garantito un semplice esame del sangue?”.

Il comitato denuncia inoltre l’assenza di un piano sanitario di presa in carico per le persone che hanno partecipato al biomonitoraggio e che, dopo aver ricevuto gli esiti delle analisi, si sarebbero ritrovate senza supporto medico o informazioni chiare sulle conseguenze per la salute.

Dov’è Federico Riboldi? Che fine ha fatto la task force regionale? Dove sono gli aggiornamenti pubblici promessi ai cittadini?” chiede “Ce l’ho nel sangue”, ricordando che erano stati annunciati incontri periodici con la popolazione per condividere dati e sviluppi relativi alla contaminazione da PFAS.

Al centro delle critiche anche il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo, un procedimento fermo, ricorda il comitato, dal 2022. “Ce l’ho nel sangue” denuncia il mancato svolgimento dell’ultima Conferenza dei Servizi prevista e l’assenza di confronto pubblico su un’autorizzazione che potrebbe determinare per i prossimi dieci anni le produzioni, le emissioni e gli scarichi dell’impianto.

Dieci anni fa molti PFAS oggi considerati pericolosi non erano nemmeno presi in considerazione – sottolinea – e ora rischiamo di ripetere gli stessi errori senza sapere quali nuove sostanze entreranno nei cicli produttivi”.

 “Ce l’ho nel sangue” continuerà la mobilitazione e dà appuntamento al 3 giugno davanti al Tribunale di Alessandria, in occasione della nuova udienza del processo per disastro ambientale a carico degli ex dirigenti Solvay. Il comitato vuole sostenere le parti civili e ribadire che “decenni di inquinamento e contaminazione non possono chiudersi con una trattativa economica”. Nel comunicato “Ce l’ho nel sangue” ricordaanche le vicende internazionali che hanno coinvolto Solvay in relazione all’inquinamento da PFAS, dalla Francia agli Stati Uniti, e avverte: “Cambiare nome da Solvay a Syensqo non basta per sfuggire alle responsabilità”.

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