Autore Redazione
venerdì
5 Luglio 2013
00:00
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Cronaca - Alessandria

Lo Bello: obbligatorio investire nella formazione per scongiurare una ‘generazione del rancore’

Lo Bello: obbligatorio investire nella formazione per scongiurare una ‘generazione del rancore’

L’assemblea del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Alessandria ha affrontato ieri il delicato tema della formazione. Un percorso su cui ha investito molto il presidente uscente, Pietro Gemma, promotore del Comitato tecnico scientifico ad Alessandria, capace di ottenere proficui risultati e di introdurre anche in provincia il tema di una più stretta collaborazione tra scuola e mondo imprenditoriale. “Quando nacque il Cts noi sapevamo che volevamo costruire un progetto pilota – ha spiegato Gemma. Da una parte c’eravamo noi, giovani imprenditori, e dall’altra la scuola che ci stava a sentire con un atteggiamento che allora definii un po’ triste e un po’ deprimente, forse per aspettative e progetti, fino ad allora, disattesi. Ma da quel momento la situazione è migliorata e il Cts è arrivato a intercettare, durante il suo percorso, una somma pari a circa 400 mila euro“. Denaro investito e valorizzato con successo, ha spiegato ancora Gemma: “l’ultimo incontro con i professori ha permesso di mostrare gli investimenti fatti grazie al Cts. Gli insegnanti ci hanno portato in un bellissimo laboratorio informatico dove poter insegnare agli studenti il disegno in due e tre dimensioni. Poi ci hanno mostrato un altro laboratorio per la misurazione da remoto grazie a una macchina molto costosa che gli insegnanti stanno cercando di imparare ad utilizzare per trasferire le conoscenze ai ragazzi. Infine un terzo laboratorio, piuttosto malconcio, in cui, ci ha spiegato un professore, nascerà un laboratorio di automazione all’avanguardia che farà tornare competitiva la scuola“.
L’attenzione di Confindustria ai giovani e alla loro formazione, ha illustrato acnora Gemma, ha permesso così di chiarire alcuni aspetti determinanti: “ora i professori sanno che non solo dovranno darci i cittadini del domani, ma anche le future professioni. Gli imprenditori, dal canto loro, hanno capito che le imprese, se investono denaro in questo settore, garantiscono la loro stessa sopravvivenza“. Ed è proprio questo il nodo da dirimere secondo molti imprenditori: cambiare una cultura legata ancora a una visione della scuola di 20-30 anni fa. Concetto ben espresso da Ivan Lo Bello, Vice Presidente Nazionale di Confindustria: “la nostra scuola ha bisogno di aprirsi al mondo esterno. Oggi infatti è cominciata, specialmente in Europa, una sorta di silenziosa guerra sul capitale umano“. La conferma di tutto questo è stata esemplificata da Lo Bello inquadrando la situazione della Germania: “ha un tasso di disoccupazione del 7%, molto basso e che potremo definire fisiologico. Quel paese ha avviato bandi con paesi dell’Europa meridionale perché hanno bisogno di capitale umano. La Germania ha capito da tempo che il capitale umano è un pezzo della propria competitività“. Rispetto al passato infatti la disponibilità al movimento dei ragazzi è sempre più alta e quindi la richiesta di persone competenti riguarda sempre più paesi e questo introduce il grande tema della formazione: “da noi manca la percezione dell’importanza dell’alternanza scuola-lavoro. Noi abbiamo un problema di base sull’orientamento. Molti genitori continuano a garantire ai propri ragazzi percorsi che li condannano alla disoccupazione. Basta andare su alcuni siti per capire che alcune facoltà non danno prospettive. Stiamo generando una generazione del rancore. Ragazzi che hanno studiato che si sentiranno parte lesa per il percorso fatto e le aspettative disattese. Le famiglie quindi ancora oggi non svolgono una funzione positiva”. Per questa ragione Lo Bello ha condannato la decisione di assegnare fondi per assumere anziché decidere diinvestire denaro ella formazione. Esattamente quello che sta facendo la Germania: “il sistema tedesco ha annullato la disoccupazione perché ha una gestione della formazione attribuita ai lander in relazione ai profili identificati ogni anno. A 16 anni i ragazzi hanno un contratto di apprendistato. Stanno 3 giorni in azienda e mettono insieme competenze teoriche e pratiche. Ogni anno le aziende tedesche indicano alle scuole quali sono i profili di cui hanno bisogno. In Italia se noi parliamo di questi temi ci dicono che siamo sfruttatori di minorenni. Questa è una cosa che mi indigna. C’è un’incrostazione ideologica che porta a ritenere che la scuola è altro rispetto al lavoro. La scuola è vero che deve formare il cittadino ma un ragazzo che non entra nel mondo del lavoro è un cittadino dimezzato, non è un cittadino sostanziale“. Il non essere un cittadino completo, peraltro, secondo il Vice Presidente Nazionale di Confindustria, produce un’altra grave distorsione: aumenta la diseguaglianza: “l’approccio alle diseguaglianze non può essere solo politico-morale. Il sistema scolastico in alcune sue parti accentua le diseguaglianze. Nelle scuole medie i giovani, anche per segmento sociale ed economico, hanno una performance calante. Alle superiori i ragazzi con genitori laureati riescono a recuperare per condizioni sociali interne alla famiglia, gli altri no. Quindi le diseguaglianze già si cristallizzano nelle scuole e poi non si recuperano. Il nostro è un Paese diseguale complessivamente e qui le diseguaglianze rimangono invariate. Da noi c’è una fetta importante di ragazzi che non ce la fa materialmente a laurearsi. Questo comporta la perdita di un contributo importante per il Paese.” Uno scenario che deve essere risolto, ha spiegato ancora Lo Bello, per evitare una degenerazione pericolosa: “oggi non possiamo più perdere tempo. O mettiamo in campo una maggiore attenzione al settore produttivo oppure finiamo per mettere a repentaglio la coesione sociale. Lo sforzo che dobbiamo fare noi oggi è quello di portare il dibattito industriale fuori dai nostri confini. Dobbiamo far capire ai giovani cos’è l’azienda, dobbiamo far parlare loro. Il paese è fermo e non vede il mondo. Questi ragazzi, che vedono il mondo, hanno bisogno di incoraggiamento e di essere aiutati“. Un percorso che però richiede una profonda discussione politica e uno stravolgimento culturale sostanziale, da affrontare urgentemente, indipendentemente dai risultati cui condurrà.

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