Autore Redazione
giovedì
27 Febbraio 2020
01:20
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Cronaca - Alessandria

Artisti penalizzati dal coronavirus usano l’ironia: “Se non ci fanno suonare nei locali andiamo nei centri commerciali”

Gli artisti, penalizzati dalla psicosi coronavirus, stanno subendo un forte contraccolpo economico per l'annullamento di concerti e spettacoli
Artisti penalizzati dal coronavirus usano l’ironia: “Se non ci fanno suonare nei locali andiamo nei centri commerciali”

ALESSANDRIA – La psicosi da coronavirus non è solo, sia ben inteso, una seria questione di salute pubblica, ma anche un danno economico imponente per una categoria, quella degli artisti, orfana in questi giorni di luoghi dove poter esibirsi. I provvedimenti precauzionali presi in Piemonte, come in altre parti del Nord Italia, hanno infatti impedito lo svolgimento di eventi ludico-culturali, facendo saltare spettacoli e concerti. Il problema più grosso riguarda gli artisti medio-piccoli, abituati a esibirsi in strutture più intime con l’impossibilità di spostare o recuperare la data. “Gli artisti come noi – ha spiegato Paolo Archetti Maestri degli Yo Yo Mundi – vivono di incontri in piccoli spazi e per noi quelle date verranno meno per sempre. Per giunta non si tratta solo del nostro lavoro ma anche di quello di quanti ci accompagnano come tecnici, gestori dei locali e così via”.

Una considerazione, precisa Paolo Archetti Maestri, che tiene conto “del grande sforzo del personale sanitario così come dei politici”, ma che non può ignorare “il paradosso cui assistiamo in questi giorni nei supermercati dove abbiamo visto moltissime persone. Luoghi quindi decisamente sovraffollati a fronte del divieto, imposto a noi, di suonare o esibirci per evitare assembramenti. È quantomeno strano che i locali, i grandi uffici, le banche, rimangano aperti nonostante la forte presenza di persone ed è per questo che ci sentiamo cittadini di serie B.”

Il cantante degli Yo Yo Mundi elogia lo sforzo per garantire l’incolumità pubblica, ci tiene a precisare, però vorrebbe un atteggiamento “più equo“. Da qui la sua provocazione, quella di “proporre uno spettacolo nei centri commerciali dove oggi è possibile andare liberamente senza problemi legati al numero di persone“. Paolo Enrico Archetti Maestri usa anche l’ironia per sottolineare il momento difficile della categoria degli artisti: “Ho pensato al titolo di un evento del genere, ‘La fata amuchina’, per sorridere un po’, senza offendere nessuno, ma solo per alleggerire questa grande tensione che si respira oggi“. L’artista non condanna la paura, “perché la paura è importante, spesso ci salva la vita rendendoci prudenti” il problema, continua,è l’angoscia, ed è questo che non perdono a politici sciacalli o giornalisti sensazionalistici, e cioè la loro sconsiderata volontà di diffondere l’angoscia che crea il panico nei cittadini e che produce misure eccessivamente penalizzanti agli artisti come ad altre categorie“.

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