Autore Redazione
mercoledì
29 Aprile 2020
05:52
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Cronaca - Alessandria

Una alessandrina: “Nella fase 2 rischiamo invasione delle auto. Incentiviamo le bici”

Una alessandrina: “Nella fase 2 rischiamo invasione delle auto. Incentiviamo le bici”

ALESSANDRIA – Un grido di speranza“. Una alessandrina, Mara Verzetti, ha titolato così la sua lettera aperta rivolta all’amministrazione di Alessandria in vista della fase 2 dell’emergenza coronavirus dove ha chiesto di incentivare l’uso della bicicletta, promuovendo la cosiddetta mobilità dolce. Il timore della nostra lettrice è l’invasione delle auto, viste le ipotesi di accessi a numero chiuso dei mezzi pubblici come bus e metro.

Proprio in questi giorni la sindaca di Roma Virginia Raggi ha utilizzato queste parole: “Dobbiamo evitare che le nostre città siano invase dalle auto”. Visto un ipotesi che parla di un accesso a numero chiuso dei mezzi pubblici come bus e metro, continua il sindaco di Roma “vogliamo incentivare la mobilità dolce anche incentivando l’acquisto di bici elettriche. Dobbiamo scoraggiare il traffico privato perchè, con il trasporto pubblico che dovrà limitare le presenze, rischiamo di essere invasi dalle auto”.

Mi chiedo cosa ha intenzione di fare la nostra amministrazione per Alessandria? Se inizieremo a svolgere la vita di prima con una città invasa dalle auto, mettendo le persone ad alto rischio di cancro ai polmoni, infarti, ictus e persino morte prematura, creeremo, come dicono ricercatori di Bari, Bologna e Harvard, rischio maggiore di morte per covid -19, dopo i risultati che correlano lo smog alla maggiore diffusione del virus.
Ora con la nuova apertura e quindi la famosa fase 2 si creerebbe una situazione peggiore di prima. In un momento dove è ovvio il problema della sanità nazionale ed è stato maggiormente evidenziato quello legato alla conformazione fisica della pianura padana e della difficoltà di disperdere lo smog. Nelle scorse settimane abbiamo potuto osservare tramite il sito dell’Arpa come i valori di pm10 della città si sono dimezzati nel momento in cui le scuole si sono fermate e poi sono scesi ancora di più dopo che è iniziata la quarantena per tutti noi.
A discapito di prima quando alcuni di noi spiegavano che ciò che facevamo era sbagliato ora siamo davanti ad una dura verità: non possiamo tornare a come eravamo ma dobbiamo ripartire da zero. Alessandria ha il dovere di cogliere l’opportunità al cambiamento. L’amministrazione e il governo stesso in questo momento hanno un dovere verso il cittadino: nel momento che ci hanno chiesto di fermare il lavoro e di stare in casa, per la sua salute e perchè altrimenti non ci sarebbero stati i presupposti per curare troppe persone dalla pandemia, ora bisogna mettere in moto un meccanismo che impedisca situazioni ancora più gravi.
Voltarsi dall’altra parte e far finta che questo non accadrà non è possibile perché lo sappiamo tutti che la città era già malata prima. Ma come fare? Ecco per esempio come possono venirci incontro i punti chiave del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, non messi a caso ma studiati e analizzati da persone di competenza che hanno visionato la nostra città. Poi per esempio seguire le altre città di Italia che hanno messo in pratica delle soluzioni come le piste ciclabili che funzionano e hanno dato l’opportunità hai cittadini di sperimentare e quindi poi di trovare giovamento sotto vari aspetti all’uso della bicicletta, come è successo a Pesaro. Oppure come Bologna che già nel 2018 parlava di avere investito 300 mila euro. I cittadini potevano utilizzare come contributo per una l’acquisto di una cargo bike (fino a 600 euro) o una e-bike (300 euro) messi a disposizione dal ministro dell’Ambiente e fortemente voluti dall’Assessore all’ambiente. Da rimarcare le parole “fortemente voluti”, perchè come dicono gli anziani volere è potere.
Alessandria ad oggi non produce nessun aspetto richiesto dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e nessun incentivo all’uso della bici in sicurezza. Come possiamo pretendere che un cittadino prediliga l’uso della bicicletta se la prospettiva è quella di non arrivare neanche a destinazione? Rimanere ferito o addirittura (come visto negli ultimi tempi) morire. Se analizziamo la città anche un occhio poco esperto come il mio nota che non vi è continuità nello svolgimento delle piste ciclabili. Da velocipede posso elencarvi tre unici tratti percorribili in sicurezza:
1) zona orti: Dalla caserma di viale Milite Ignoto fino alla rotonda che porta in Spalto Marengo.
2) dalla  stessa rotonda in direzione ovest proseguendo verso corso Monferrato passando poi per via Casale, viale donatori di Sangue e spalto Borgoglio dove si interrompe drasticamente davanti all’istituto Galileo Galilei (senza dare la possibilità di raggiungere la stazione
3) corso 4 Novembre ad uso esclusivo di quella strada. Occorre tenere presente che la vita dei cittadini non si svolge solo in questi tratti e che alcune persone non passano nemmeno da quelle zone per andare al lavoro o vivere la loro vita.
Tutto il resto è un groviglio di sali scendi pericolosi, marciapiedi poco spaziosi ad uso ciclo pedonale e zig zag lunghi ed estenuanti di semafori pedonali a u, dove per attraversare bisogna fare tre semafori oppure lanciarsi in mezzo al traffico che è sempre più aggressivo e prepotente. Ma se le persone che vivono in città tali da essere chiamate ecologiche la prima affermazione è proprio quella che l’uso della bicicletta sia muscolare o elettrica è proprio la fluidità con la quale si possono svolgere gli spostamenti, la rapidità (non dover cercare estenuanti parcheggi inesistenti) e l’aria respirabile. Alessandria non ha nessuno di questi aspetti. Ma vogliamo fare finta di niente?
Speravamo in una città sedotta dai mezzi pubblici ma in questo momento dove non si potranno utilizzare come si dovrebbe, la scelta migliore rimane lasciare l’auto a casa e sperimentare ciò che non si allontana di molto da quello che facevano i nostri genitori 20 anni prima.
Come posso io spiegarvi che serve il vostro contributo più forte per tutto questo. Non solo attraverso delle opere stradali ma proponendo incentivi e pubblicità, sanzioni, facendovi aiutare e sostenere associazioni (che possono a loro volta sostenervi e aiutarvi) e negozianti di questo settore, un settore che serve alla città, che l’ha servita per lunghi anni.
Una città che si propone bene per una conformazione pianeggiante. Dove la metà dei nostri genitori fino a 20 anni fa percorreva in sella ad un bici serenamente e felicemente e ora ha insegnato e sta insegnando ai propri figli un uso eccessivo del mezzo motorizzato, quasi maniacale. Dovete aiutarci a rieducare il cittadino. A non ammalarsi. A muoversi di più, prendendo lo spostamento essenziale una pratica di vita sana. Aiutateci a respirare! E’ un appello a gran voce. E’ un grido di speranza. E’ la voglia di appartenere ad una vera città, ad una città che deve rinascere, una città che non ha voltato le spalle al suo futuro.
Poi bisogna tenere in considerazione che Alessandria conta 24.796 residenti nei sobborghi che ogni giorno si riversano all’interno della città, quindi quasi un 30% di macchine, senza contare quelle dei paesini limitrofi. Io vivo a Valmadonna: vi rendete conto che senza un servizio, oramai rimasto solo nel nostro sobborgo, ci sono zone dove se prendi la corriera al mattino non puoi tornare fino a sera? Paesi come Castellazzo non hanno più nemmeno un treno che si ferma quando invece 20 anni si poteva utilizzare tranquillamente. Lo so per esperienza personale. Come potete pensare che sia anche solo lontanamente possibile e che sia giusto nel 2020 obbligarmi ad avere un’auto solo perché abito in una frazione di Alessandria?
Oggi sono chiusa in casa ma fino a due mesi fa mi avete obbligata ad utilizzare l’auto perché il tratto di strada che mi porta ad Alessandria, e che tra l’altro in soli 10 minuti faccio in bicicletta, non ha né una banchina percorribile e nemmeno un transito stradale illuminato ed è percorso ad utilizzo esclusivo delle auto. Per questo d’inverno, dopo le 17, è impraticabile in bicicletta: inoltre non è possibile né caricare una bici sul treno (quasi nessuno offre questa opportunità) o su un autobus, né percorrere la strada in bicicletta in sicurezza: questo vuol dire togliere il diritto alla possibilità di essere un cittadino che vuole rispettare la propria aria e gli abitanti della sua città. E come a me questo diritto è tolto anche a tutti quelli che abitano nei sobborghi, facendo così diventare la città ancora più malata. A una persona sana e in salute potrebbe evitare di usare l’auto se da Spinetta Marengo, Castellazzo, Solero, San Michele, Valmadonna potessero entrare in città in sella ad una bicicletta sia in inverno che d’estate.
Come molti sanno nell’anno scolastico 2019 -2020 (fino alla quarantena) ho utilizzato il metodo del mezzo pubblico dal paese alla città e delle biciclette in stazione per girare in città per quattro volte la settimana coi bambini. L’ho fatto perchè se voglio chiedere agli altri di farlo, devo farlo io per prima. Dovendo venire in città dopo le 17 non posso farlo in bicicletta dopo il tramonto con i bambini appresso perché la strada è stretta, buia e percorsa da auto che viaggiano veloci. Ancor peggio ho dovuto respirare smog arrivata in città, e far respirare ancor peggio tutto questo ai miei figli.
Ma le auto ferme davanti ai centri commerciali col motore acceso le vedo solo io: il marito che deve stare al caldo, o al fresco d’estate, ad aspettare la moglie dentro al supermercato, la mamma che col motore acceso sotto le finestre del suo collega rimane in attesa del figlio dentro alla palestra, le innumerevoli persone che ho dovuto pregare di spegnere il motore perchè fermi in sosta a qualche parcheggio di scuole, negozi, bancomat o davanti alla nostra soms di Valmadonna al mattino durante la colazione.
Eppure esiste una legge del codice stradale la 157/7 bis che vieta di tenere il motore acceso durante la sosta del veicolo allo scopo di mantenere il funzionamento. Le multe vanno dai 216 a 432 euro. Il problema più grande è la scorrettezza di certe azioni come quelle dell’uso improprio che le persone fanno del mezzo a motore.
Ci sono molte persone come me che vogliono poter fare della loro città un posto sicuro, pratico ed ecologico in termini di mobilità e non potete più ignorarci o toglierci l’opportunità di esistere.
L’immagine allegata a questa lettera racconta l’opportunità che è stata data a una città dove si è investito per anni e questo ha portato solo frutti. Non lo meritiamo di diritto anche noi? Come cittadini abbiamo il dovere di dare il massimo e impegnarci ma anche il diritto di essere protetti e sostenuti da chi ci amministra e dovrebbe fare le nostre veci, non possiamo più  permetterci di stare a sentire chi non ha voglia o è pigro ma dobbiamo iniziare a pensare al  bene di tutti, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti.
Unite le forze, basta pensare solo alla politica, pensate al bene delle persone, insieme trovate la strada,unitevi. La pigrizia si può combattere, la morte no.
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