Autore Redazione
venerdì
29 Aprile 2022
05:20
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Cronaca - Alessandria

Cassini festeggia 50 anni nel calcio: “Ho visto crescere migliaia di giovani. Il vero problema? I genitori”

Cassini festeggia 50 anni nel calcio: “Ho visto crescere migliaia di giovani. Il vero problema? I genitori”

VALENZA – Mezzo secolo passato a stretto contatto con migliaia di giovani. Li ha visti crescere, formarsi, diventare buoni giocatori o perdersi in quel mondo contorto e complesso che è il calcio. Dario Cassini, presidente della Fulvius Valenza, ha festeggiato nei giorni scorsi i 50 anni nell’universo del pallone dato che “già nel 1972, quando ero poco più che ventenne, ero già nel consiglio direttivo di questa gloriosa società fondata nel 1908“. A confermarlo anche una foto presente nel libro pubblicato nel 2008 per celebrare i 100 anni di una squadra che ha scritto la storia ‘pallonara’ della provincia di Alessandria.

Poi con l’arrivo di Gianni Bianchi all’Alessandria, Dario Cassini è stato reclutato per riformare il settore giovanile grigio “raggiungendo anche le fasi finali dei campionati Juniores che in città mancavano da tempo. Mi ricordo che ce la giocammo al Moccagatta contro l’Hellas Verona“. Poi il ritorno a Valenza dove, “insieme a Don Abele, abbiamo dato vita alla Mado” dove Cassini è rimasto per quattro intensi anni prima di passare al Casale e infine far ritorno alla Fulvius nel ruolo di presidente. “Un lungo cammino che mi ha lasciato tanti ricordi e soprattutto mi ha permesso di mantenere animo e spirito di un ragazzino“.

DOMANDA: Che cosa si porta dietro dopo 50 anni passati a contatto con il calcio?
RISPOSTA: 
L’essenza stessa del calcio. Stare vicino ai ragazzi, potergli insegnare i valori dello sport in cui io e i miei allenatori crediamo è qualcosa di impagabile. Del resto ho passato la mia vita nei settori giovanili e questo mi ha insegnato molto. C’è da dire però che il mondo del pallone in mezzo secolo è un po’ cambiato.
D: In cosa?
R: 
Se guardo ai ragazzi direi che non trovo molte diversità tra quelli del 1972 e quelli del 2022. La voglia di giocare, spaccare il mondo e divertirsi è sempre la stessa. Il vero problema sono i genitori. Sono loro che sono cambiati, forse un po’ in peggio.
D: In che senso?
R: 
Che ora portano spesso ripongono molte più speranze nei figli. Li vedono tutti possibili campioni, vorrebbero vederli giocare sempre, si lamentano con gli allenatori se li vedono in panchina. Insomma mettono ai ragazzi e alle società una pressione smisurata, soprattutto quando si parla dei ragazzi più giovani che giocano per divertirsi e crescere come calciatori oltre che uomini. Penso che le giovanili debbano essere una scuola sia di calcio che di vita e non c’è spazio per certe intemperanze. Prima tutto questo era molto meno evidente e presente.

D: Quanti ragazzi ha visto crescere?
R:
Migliaia. Difficile tenere il conto. Pensi che ancora oggi per strada mi fermano uomini fatti e formati che mi salutano. A volte lo ammetto, faccio fatica mettere a fuoco. Del resto li ho conosciuti quando erano alti come un soldo di cacio mentre adesso hanno la barba, sono sposati e a loro volta hanno figli.
D: C’è qualcuno che ce l’ha fatta?
R: 
Qualche giocatore ha trovato la sua strada nelle categorie minori, altri hanno smesso. A oggi potrei citare i due fratelli Ventre: uno gioca nella Juventus e l’altro nell’Alessandria.
D: E tra gli allenatori?
R: Sono particolarmente legato a Manfrin. Siamo stati insieme alla Mado. Con lui abbiamo anche vinto un campionato di seconda categoria. Ma anche Gabriele Tosi è stato molto importante per me e per il movimento giovanile alessandrino.

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