Ex Ilva Novi, l’allarme dei sindacati: “Situazione drammatica. Troppi lavoratori ancora in cassa integrazione”

NOVI LIGURE – Un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato questo giovedì da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil rispetto alla situazione dei lavoratori dello stabilimento di Acciaierie d’Italia (Ex Ilva) di Novi Ligure. I segretari provinciali delle tre sigle sindacali, Maurizio Cantello, Salvatore Pafundi e Alberto Pastorello hanno evidenziato tutta la loro “preoccupazione” per il recente aumento dei dipendenti in cassa integrazione, oltre 150, “tutto questo nonostante la ripartenza di AFO 2 a Taranto”. Una situazione che si protrae da oltre tre anni.

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Le parti sociali hanno invocato un incontro urgente col Ministro delle Imprese e del Made In Italy, Adolfo Urso. “Servono risposte urgenti, il Governo dica cosa vuole fare” hanno sottolineato le parti sociali in una conferenza stampa, alla presenza degli stessi lavoratori e del neo sindaco di Novi, Rocchino Mulierealtrimenti scatterà lo stato di agitazione. Occorre un piano industriale serio. Anche coi vertici dello stabilimento novese occorre un confronto sui seri problemi strutturali. Non viene fatta manutenzione, né straordinaria né ordinaria”. 

I sindacati hanno rimarcato le mancate promesse: le prospettive di una produzione di 6 milioni di tonnellate a livello nazionale si sono rivelate infondate visto che oggi la produzione italiana sfiora appena i 3 milioni di tonnellate.

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“È un dato di fatto che una volta lavorare all’Ilva era una prospettiva ambita, oggi tanti si guardano intorno. Non è stata costruita alcuna prospettiva nel tempo, l’attuale proprietà non crede nella siderurgia italiana. Rispetto allo stabilimento di Novi erano stati promessi investimenti per 32 milioni ma finora non è stato fatto nulla, capita che alcune macchine prendano fuoco. I lavoratori stanno vivendo una situazione drammatica, non vorrei che la cassa integrazione possa poi portare agli esuberi” hanno rimarcato le parti sociali.

“Quella di Acciaierie d’Italia è una delle crisi industriali più gravi presenti sul nostro territorio a livello nazionale e soprattutto una delle più longeve, perché nel tempo non ha avuto risposte rispetto alle sue dinamiche, il tempo, se non accompagnato con interventi concreti, in questi casi logora, peggiora la situazione, si rischia il collasso. Quando parliamo di Acciaierie d’Italia parliamo di più di 14mila occupati considerando l’indotto, 600 dipendenti a Novi Ligure, parliamo dell’acciaieria più importante d’Europa, parliamo del futuro della siderurgia in Italia. Questo forte aumento del ricorso alla cassa integrazione negli stabilimenti del gruppo per noi è assolutamente in disaccordo con la situazione produttiva di Acciaierie d’Italia e con quanto comunicato negli incontri di monitoraggio avvenuti tra le parti nelle settimane precedenti”.

Registriamo per l’ennesima volta” hanno tuonato Cgil, Cisl e Uil “una totale mancanza di trasparenza, che sommata a una gestione organizzativa alquanto discutibile, porta ad accrescere l’incertezza sul futuro dell’azienda. La totale assenza di un piano industriale, i continui contraccolpi economici a danno dei lavoratori per effetto dell’utilizzo di sempre più cassa integrazione, non sono più tollerabili. Occorre avviare una discussione seria e concreta sul futuro del gruppo a partire dal piano industriale, ambientale e occupazionale, per questo abbiamo chiesto un incontro con il coinvolgimento del MIMIT e del Ministro Urso. Non si può più rimandare, ci stiamo giocando il futuro lavorativo di molte persone e l’equilibrio e la stabilità del tessuto industriale siderurgico del nostro Paese”.