4 Aprile 2025
14:15
Pugni, insulti e minacce con una lametta a un agente del carcere San Michele di Alessandria
ALESSANDRIA – Nuovo episodio di violenza nelle carceri di Alessandria. Sei giorni dopo la protesta al Cantiello e Gaeta in piazza Don Soria, giovedì un detenuto della Casa di Reclusione San Michele ha aggredito un agente. Lo ha riferito il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. Come ha sottolineato Vicente Santilli, segretario regionale Sappe, dopo pranzo un detenuto ha iniziato a insultare e minacciare di aggressione un poliziotto, ai suoi danni e dei suoi familiari. “Con professionalità” ha spiegato il segretario Santilli “l’agente ha cercato di riportarlo alla calma ma questo ha prima provato a colpire il collega con una testata, per poi colpirlo con due pugni. Non pago, ha anche estratto una lametta con cui ha minacciato l’agente. Solo l’immediato intervento di ulteriore personale ha impedito ulteriori conseguenze”.
“Come si può tollerare che queste situazioni siano praticamente quotidiane all’interno delle carceri del nostro Paese e che ogni giorno le donne e gli uomini della polizia penitenziaria siano esposti a tutto questo? Analogamente, è intollerabile anche che queste cose accadano nei confronti del personale sanitario nei Pronto soccorso o delle forze di polizia operanti sul territorio anche se – a nostro avviso – nelle carceri è peggio perché si concentrano tutto il disagio, l’ignoranza, la violenza e lo sprezzo delle regole che l’aver commesso dei reati porta con sé. Servono interventi importanti da parte del Governo. È necessario che da un lato venga affrontato il problema del sovraffollamento delle carceri e che venga fronteggiato il continuo crescere di violenza nella società che troppo spesso vede coinvolta quella parte di popolazione straniera che sembra non volersi adeguare alle norme vigenti nel nostro Paese” ha aggiunto il segretario regionale Sappe.
Solidarietà e vicinanza a tutto il Reparto di Polizia Penitenziaria del carcere di Alessandria sono arrivate anche da Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, che è tornato a sollecitare “interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. Bisogna applicare ai violenti l’arresto in flagranza di reato per i detenuti che aggrediscono poliziotti penitenziari o mettono in grave pericolo la sicurezza del carcere, il carcere duro con isolamento fino a sei mesi (articolo 14 bis dell’Ordinamento penitenziario) e il trasferimento immediato in particolari sezioni detentive a centinaia di chilometri dalla propria residenza, come prevede il successivo articolo 32 del Regolamento: chiediamo anche per la Polizia Penitenziaria la dotazione del taser, che potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza in chiave anti aggressione (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici)”.