Autore Redazione
martedì
6 Gennaio 2026
10:00
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Cronaca - Casale Monferrato

“Un nuovo schiaffo alla nostra comunità”: sindaco di Casale sui retroscena del processo Eternit svelati da Report

“Un nuovo schiaffo alla nostra comunità”: sindaco di Casale sui retroscena del processo Eternit svelati da Report

CASALE – “Se emergessero come comprovati tutti i profili di responsabilità e relazioni emerse nell’inchiesta sarebbe sicuramente un ulteriore schiaffo morale alla nostra comunità. Queste le parole del sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, dopo le rivelazioni sul processo Etenit emerse nell’ultima puntata di Report. Domenica, infatti, la celebre trasmissione di Rai 3 condotta da Sigfrido Ranucci ha raccontato, nel servizio di Sacha Biazzo, il tentativo di influenzare la sentenza della Cassazione emessa nel 2014 nei confronti del magnate svizzero Stephan Schmidheiny, provato con diversi carteggi di e-mail contenuti nei cosiddetti “Epstein file”. 

“Da avvocato premetto che ogni particolare andrà processualmente accertato” ha precisato il primo cittadino che, ai microfoni di Radio Gold, ha però espresso il proprio “sconcerto” rispetto a quanto emerso. Capra ha parlato a nome di “una comunità che ha saputo reagire al dramma dell’Eternit e che in tutti questi anni ha saputo lottare, non solo sul fronte processuale ma anche ambientale, della bonifica e della ricerca. Attenderemo sviluppi per capire quanto quello che è emerso potrà essere accertato, nel caso chiediamo che giustizia sia fatta, lo stesso slogan della nostra lotta all’amianto e ai suoi produttori. Sicuramente coinvolgeremo i nostri rappresentanti del territorio per attivare gli organismi preposti dal punto di vista istituzionale. Su questo fronte tocca a enti più grandi del nostro Comune intervenire”.

Capra si è anche soffermato sulla seconda parte dell’inchiesta di Report, curata da Luca Chianca, dedicata alle bonifiche da amianto nella città monferrina, rassicurando la popolazione monferrina: “La palazzina e i tetti dei magazzini sono stati già messi in sicurezza” ha rimarcato il sindaco “è stata utilizzato utilizzato un materiale fissativo e protettivo che impedisce la volatilità delle particelle di amianto. Ora sta partendo la sostituzione dei serramenti ma, ripeto, tutto è già stato messo in sicurezza. Rispetto ai magazzini si tratta di strutture di proprietà di privati: sono state avviate le procedure di acquisizione, fino a quando non saranno nostre non si possono fare le bonifiche in danno ma, ripeto, sono già state messe in sicurezza. La palazzina, ad esempio, era stata già utilizzata come casa di cantiere per gli operai che stavano bonificando il resto del parco. In questi servizi condensati emerge un aspetto sensazionalistico ma poi c’è l’aspetto della realtà: la nostra comunità ha condotto bonifiche per il 92%. Abbiamo una mappatura precisa di quello che c’è in città, tutto quello che occorre fare per la maggior parte è stato fatto. Parlo a nome mio e a nome di tutti i sindaci di Casale dal 1986 in poi. Nella nostra città è stato fatto tantissimo, molto più che in altri territori. Paradossalmente è più sicuro vivere qui che da altre parti, poi è ovvio che siamo stati il territorio che ospitava il sito produttivo e siamo sempre sotto i riflettori”. Capra si è anche soffermato sulle preoccupazioni di Nicola Pondrano, ex lavoratore Eternit e sindacalista della Cgil intervistato da Report. Secondo Pondrano la polvere rimasta vicina alle finestre della Palazzina Eternit, “potrebbe anche essere amianto” e “andrebbe monitorata”. “Si tratta di polvere di cemento accumulata negli anni che nulla ha a che fare con l’amianto ha spiegato il sindaco Capraquell’immobile è stato più volte oggetto di interventi e lavori. Occorre stare attenti a lanciare questi messaggi, bisogna avere la responsabilità di non dire cose di cui non si è a conoscenza. Ricordo, a proposito di bonifiche, gli ulteriori 2.5 milioni di euro arrivati dal Ministero ed approvati dalla Regione lo scorso novembre. Il cronoprogramma sulle bonifiche sta rispettando i tempi. Non sono sempre così favorevole alla spettacolarizzazione di determinati argomenti: si rischia di mandare a una comunità già ferita un messaggio non sempre aderente”.

Foto tratta dall’inchiesta di Report

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