22 Gennaio 2026
05:39
Rinnovo AIA Syensqo, i comitati: “Chiediamo dati accessibili, stop alle emissioni e bonifica integrale”
SPINETTA MARENGO – Trasparenza sui dati ambientali, fine delle emissioni nocive e una bonifica completa, dentro e fuori lo stabilimento. Sono le richieste nette e non più rinviabili che arrivano dai comitati e dalle associazioni riunite nel percorso “Ce l’ho nel sangue. Giustizia per Spinetta e per tutta la Fraschetta” alla vigilia della prossima Conferenza dei Servizi in programma venerdì 23 gennaio, chiamata a esprimersi sul rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.
Dopo anni di rinvii e una recente sentenza del TAR che ha imposto la rimozione degli omissis dai documenti autorizzativi, i comitati tornano a denunciare “l’opacità” che ha accompagnato il rilascio delle autorizzazioni ambientali. “La trasparenza non può restare uno slogan – sottolineano – ma deve tradursi in dati completi, accessibili e comprensibili”. Un obiettivo raggiunto, finora, solo attraverso un ricorso al Tribunale amministrativo, che ha stabilito come il segreto industriale non possa prevalere sul diritto dei cittadini a conoscere informazioni che incidono direttamente su salute e ambiente.
Altro nodo centrale è quello della bonifica. Secondo le associazioni, quando l’azienda parla di risanamento fa riferimento esclusivamente agli interventi esterni, avviati solo dopo la sentenza della Corte di Cassazione e dopo anni di ricorsi e rimpalli di responsabilità con Montedison. Resta invece irrisolta, denunciano, la questione delle aree interne allo stabilimento, ancora fortemente contaminate e fonte continua di inquinamento per i lavoratori e per il territorio circostante. “Finché PFAS e altre sostanze pericolose continueranno a uscire dall’impianto – affermano – nessuna messa in sicurezza potrà garantire la tutela della popolazione”. Per i comitati, chiamare “bonifica” interventi che servono solo a mantenere attiva la produzione senza reali garanzie ambientali rappresenta “una distorsione inaccettabile“.
Non mancano le critiche anche sul fronte delle prescrizioni autorizzative. Una delle condizioni imposte per la produzione del cC6O4 prevedeva l’assenza totale di emissioni all’esterno dello stabilimento, un vincolo che, secondo i dati ARPA su aria e acqua, sarebbe stato disatteso. Da qui la domanda rivolta alle istituzioni: “Perché, nonostante gli strumenti disponibili, non sono stati adottati provvedimenti adeguati?”.
La Conferenza dei Servizi, secondo i firmatari, ha ora una responsabilità diretta verso la comunità, che il 12 gennaio 2026 ha riempito l’assemblea pubblica di Spinetta Marengo, e verso un territorio segnato da una lunga storia di ferite industriali, da Eternit a Ecolibarna fino alle vicende più recenti. Rinviare o autorizzare “in continuità”, avvertono, significherebbe produrre “nuovi danni”.
La richiesta finale è chiara: garantire il diritto all’accesso ai dati, non anteporre la continuità produttiva alla salute pubblica e avviare una bonifica integrale di tutte le aree contaminate, comprese falde e terreni, affiancata da produzioni non nocive. “Ce l’ho nel sangue – concludono – è la fotografia di ciò che ci è stato fatto, ma anche la misura della determinazione con cui questa comunità chiede di essere finalmente ascoltata”.
Il documento è firmato dal Comitato Stop Solvay, dal Gruppo Vivere in Fraschetta e da Greenpeace Alessandria.