Vescovo Gallese: “Vado avanti, il male si vince solo con il bene”. Alla veglia di preghiera tanti giovani e fedeli
ALESSANDRIA – “Amate i vostri nemici“. Alla veglia di preghiera promossa dalla Pastorale Giovanile per il vescovo Guido Gallese dopo il caso mediatico figlio della visita apostolica del cardinale Bertello è stato scelto il vangelo di Luca con le parole di Gesù che invita a “porgere l’altra guancia” a chi ci percuote, una metafora emblematica dei giorni sicuramente difficili che il pastore della Diocesi di Alessandria ha vissuto. Al termine della cerimonia, dopo che anche tanti giovani presenti hanno manifestato la loro vicinanza a Monsignor Gallese “in questa tempesta”, il Vescovo ha rivendicato la bontà del suo operato, confermando i progetti già in corso per migliorare la Diocesi, da Collegio Santa Chiara a Casa San Francesco. Di seguito il discorso del Vescovo Gallese e, nel servizio, anche le parole della direttrice del Collegio Santa Chiara e coordinatrice della Pastorale Giovanile, Carlotta Testa.
Il discorso di Monsignor Gallese:
«Carissimi giovani, e anche tutti voi qui presenti, vi ringrazio tanto per questa preghiera che avete organizzato per me, per sostenermi. Ne ho proprio bisogno! Ovviamente questi giorni non sono facili per me e le cose che mi alleviano sono il rapporto diretto con Dio e la preghiera e la vicinanza dei fratelli e delle sorelle che il Signore mi ha messo a fianco. Con molti abbiamo vissuto esperienze bellissime, con moltissimi abbiamo condiviso la Comunione al Corpo e al Sangue del Signore, abbiamo pregato, abbiamo servito, abbiamo fatto strada insieme, fosse anche sul cammino di Santiago o pagaiando verso la tomba di San Marco.
Vedervi qui, sentire il calore della vostra preghiera mentre fuori soffia il vento della polemica, mi ricorda che la Chiesa è viva, è giovane, ed è fondata sulla roccia che è Cristo, non sulla sabbia dei titoli di giornale. In questi giorni, ovviamente, ho ripensato molto al mio percorso pastorale. Esso, per sua natura, non è una scienza, e, nonostante le buone intenzioni, non è possibile fare tutto giusto. Per tutto ciò che ho sbagliato, e magari nemmeno conosco, chiedo perdono. E, del resto, perdono anche coloro che hanno sbagliato nei miei confronti. Come ho sempre predicato in tutti questi anni, la nostra partecipazione alla vita della Chiesa non è in virtù della sua indefettibilità, ma della ferma fede che abbiamo nel fatto di essere guidati da Cristo: lui, Gesù è il nostro capo, la nostra testa e noi tutti, connessi insieme, siamo membra del suo corpo. Non c’è vita di Chiesa se non c’è perdono reciproco. L’amore e il perdono costituiscono la trama della Chiesa. Questo è quello che manca nel nostro mondo dove troppo spesso si lascia spazio alla rabbia, al rancore, ad un’aggressione che è l’espressione, quasi il grido d’aiuto, dei vuoti e delle ferite che portiamo dentro. Tutti abbiamo bisogno di amore e di responsabilità, che è la capacità di rispondere delle nostre scelte, sottoponendole al confronto con gli altri. Questa gogna mediatica che sto vivendo è dolorosa: vedere la propria vita passata al setaccio del pregiudizio, leggere termini denigratori che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti, fa soffrire. Tuttavia in questa sofferenza emerge la vera esperienza di Gesù sulla Croce che ha fatto della sua vita un’offerta amorosa, alla quale desidero associarmi. Vado avanti con ancora più determinazione, perché il male si vince solo con l’abbondanza del bene.
Infine guardo al domani con Speranza: tutto questo “rumore” non fermerà i progetti che abbiamo iniziato per voi e per la città. Anzi, la Visita Apostolica ci aiuterà a migliorare perché ciò che stiamo costruendo è la risposta più bella a ogni critica. Il Collegio Santa Chiara continuerà a crescere: vogliamo che diventi sempre di più una casa dove i giovani possano studiare e sognare, trovando spazi nuovi e accoglienti. E soprattutto Casa San Francesco: questo luogo, donatoci dai Frati Cappuccini per mantenerne viva la missione, si svilupperà sempre più come il luogo in cui il Cuore ferito di Gesù potrà guarire i tanti cuori feriti degli uomini, direttamente e attraverso il servizio dei fratelli.
Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno espresso la loro solidarietà, in primis le istituzioni, i confratelli nell’episcopato, nel presbiterato, nel diaconato, gli amici e tutti quelli che lo hanno fatto anche senza che io li conoscessi. È stato per me commovente e mi ha dato grande forza: grazie a tutti, perché siete la mia forza!».