27 Gennaio 2026
19:07
Giorno della Memoria: allo stadio Moccagatta di Alessandria il ricordo di Árpád Weisz
ALESSANDRIA – Nell’ambito delle iniziative per il Giorno della Memoria, questo martedì 27 gennaio allo stadio Moccagatta di Alessandria è stato deposto un mazzo di fiori davanti alla targa in memoria di Árpád Weisz, calciatore e allenatore dell’Alessandria Calcio, deceduto ad Auschwitz il 31 gennaio 1944. “Un secolo fa Arpad Weisz era ad Alessandria, viceallenatore dei Grigi. La targa all’interno del Moccagatta è memoria per ognuno di noi, per il presente e per il futuro” ha sottolineato il presidente dei grigi, Antonio Barani.
“Siamo qui per ricordare una singola vita, una singola storia che ci permette di ridare voce ai dimenticati. Un uomo che da un giorno all’altro è stato dimenticato da tutti, come se non fosse mai esistito” le parole dell’assessora allo Sport Vittoria Oneto “le leggi razziali del 1938 non hanno solo tolto ad Arpad Weisz il lavoro e la vita ma hanno cercato di cancellarne l’esistenza. In un giornale dell’epoca si annunciava il cambio di allenatore al Bologna con due righe, con una freddezza burocratica da brividi, poi più nulla. Provate a riflettere: sarebbe immaginabile che oggi uno dei grandi allenatori acclamati, un Guardiola, un Ancelotti, scomparisse all’improvviso? Che da un giorno all’altro nessuno ne parlasse più, che il suo nome venisse cancellato dai giornali, dai trofei, dalla memoria collettiva come se non fosse mai esistito? Vi sembrerebbe possibile? Arpad Weisz è morto ad Auschwitz il 31 gennaio 1944. Due anni prima, in quella stessa camera a gas, erano entrati sua moglie Elena e i suoi figli, Roberto e Clara, di dodici e otto anni. Di lui si era persa ogni traccia, nonostante avesse vinto più di chiunque altro nella sua epoca. Recuperare la storia di Arpad, delle persone e delle famiglie intere sterminate, è un atto di resistenza. Se oggi conosciamo la sua storia è grazie ad uno straordinario giornalista Matteo Marani, e alla sua ricerca scrupolosa, che ha fatto riemergere dagli abissi del Novecento un uomo divenuto prima un fantasma e poi un simbolo della lotta contro ogni odio. Sta a noi, e soprattutto a voi ragazzi, non permettere che le persone diventino di nuovo dei fantasmi”.
“Per questo non posso e non voglio oggi sottrarmi a una riflessione verso il presente, perché c’è un filo rosso terribile che lega il destino di quest’uomo a quello che vediamo oggi nei luoghi di conflitto internazionali. C’è un filo rosso che lo lega a quello che accade oggi negli Stati Uniti. Quella che è considerata la più grande democrazia al mondo. Faccio questo paragone che può sembrare forte perché l’annientamento ha il volto della paura costante. Entrare nelle case, nei luoghi di lavoro o nelle scuole, strappando padri e madri ai loro figli, riducendo esseri umani a semplici “pratiche” da espellere, a minacce da rimuovere. Proprio come accadde ad Arpad, a cui fu cambiato il cognome e tolto il lavoro prima ancora di essere deportato, oggi quello che sta accadendo è cercare di rendere invisibile chi vive e lavora tra noi, negandogli il diritto fondamentale di esistere come persona. Quando la legge diventa uno strumento per dividere le famiglie e alimentare il terrore, stiamo usando la stessa fredda burocrazia che nel 1938 liquidò il più grande allenatore d’Europa con un trafiletto di giornale. Quando smettiamo di vedere il volto di una persona e vediamo solo una fazione, un nemico o un ostacolo, stiamo camminando su di una strada pericolosa. Così, davanti a questa targa, ricordiamo non solo un uomo, uno sportivo legato alla nostra città ma davanti a questa targa ricordiamo l’importanza della ricerca e della conoscenza. Conoscere, raccontare ci aiuta a capire quando siamo ad un punto di deriva perché l’orrore non nasce mai dal nulla, ma è un processo lento, fatto di piccoli passi, silenzi e burocrazia. Questo è ciò che possiamo e siamo chiamati a fare noi che viviamo a distanza dal passato. Conoscere per non dimenticare e restare vigili”.
Presenti alla cerimonia anche il consigliere delegato della Provincia Giacomo Perocchio, il vicario del Prefetto Luigi Swich, la vicaria del Questore Sara Mancinelli, il presidente del consiglio comunale Diego Malagrino, il consigliere comunale Luigi Sfienti, rappresentanti di Alpini, Vigili del Fuoco, Maestri del Lavoro, forze dell’ordine e Associazioni d’Arma. Per l’Alessandria sono intervenuti anche lo storico capitano Antonio Colombo, il responsabile dell’area tecnica Stefano Civeriati, il responsabile settore giovanile Paolo Merlo e i giocatori Lorenzo Pellegrini e Andrea Cesaretti. Alla celebrazione hanno partecipato gli studenti della scuola primaria Rattazzi, dell’Istituto superiore Eco, del Liceo scientifico Galilei e del Centro di formazione professionale Enaip.