A Spinetta gli attivisti no-Pfas: “Un percorso sanitario come a Taranto per il quartiere vicino all’ex Ilva”
ALESSANDRIA – Nuova assemblea pubblica questo mercoledì a Spinetta Marengo promossa dai Comitati Stop Solvay, Vivere in Fraschetta e Greenpeace, riuniti nell’unico soggetto “Pfas-Ce l’ho nel sangue, Giustizia per tutta la Fraschetta”. Su Radio Gold Lorenza Neri ha fatto il punto sulle prossime iniziative: “L’idea è organizzare un presidio davanti al Tribunale il prossimo 12 marzo in occasione dell’avvio del processo Solvay. Per noi è fondamentale che se ne parli anche prima del 12 marzo. Sono cambiati gli attori in gioco: è cambiato il Procuratore, è cambiato il Gip, è fondamentale che anche le persone preposte ad occuparsi degli atti processuali siano consapevoli del territorio in cui operano e siano consapevoli del fatto che qua c’è in atto un disastro ambientale e sanitario di una portata storica”. Dall’assemblea, poi, è arrivato un appello a tutti gli enti del territorio per uno spazio pubblico nel sobborgo: “Un mese fa ci siamo ritrovati in chiesa, questo mercoledì sera in una pizzeria. È evidente l’esigenza di uno spazio pubblico. La sua assenza è l’emblema dell’abbandono di un territorio”.
Neri ha poi commentato il sì bipartisan del consiglio comunale di Alessandria all’intesa tra Palazzo Rosso e l’Università del Piemonte sulla terza fase dell’indagine epidemiologica, volta a stabilire l’eventuale nesso causale tra inquinamento e malattie. “Finalmente, aspettiamo questa indagine da ormai sette anni. Questa terza fase è stata parecchio ostacolata negli anni. Alla luce del nostro studio sulle cartelle cliniche dei residenti questo studio sarà fondamentale”.
Sul procedimento di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, è emersa una posizione chiara: “Tutti gli enti coinvolti – Comune, ASL, ARPA – devono arrivare alla conclusione dell’iter avendo messo in campo tutti gli strumenti a loro disposizione. Le cittadine e i cittadini chiedono che ogni passaggio possibile venga effettuato affinché la Provincia non possa rifugiarsi in alibi e scorciatoie per rilasciare un’autorizzazione a Syensqo priva di vincoli reali, restrizioni stringenti e prescrizioni verificabili”.
Sul fronte dei rischi sanitari è stata espressa con forza “l’urgenza di organizzare un’assemblea pubblica con la presenza di un medico in grado di rispondere alle domande che attraversano la comunità: cosa significa avere PFAS nel sangue? Quali sono i rischi reali? Quali controlli e tutele sono previsti? Su questo punto, l’assenza di una presa in carico chiara da parte dell’ASL appare sempre più grave. Per la zona della Fraschetta andrebbe attivato un percorso sanitario strutturato, un protocollo specifico, sul modello di quello adottato a Taranto per il quartiere Tamburi (l’area residenziale più vicina allo stabilimento ex Ilva), che preveda il coinvolgimento coordinato degli enti e interventi concreti e mirati per mitigare l’impatto ambientale dello stabilimento e monitorare in modo continuativo la salute degli abitanti”.