12 Febbraio 2026
13:31
Case di Comunità, Cgil: “Ritardi preoccupanti in Piemonte e in provincia di Alessandria”
PROVINCIA DI ALESSANDRIA – La realizzazione delle Case di Comunità in Piemonte, compresa la provincia di Alessandria, registra ritardi significativi rispetto al cronoprogramma del PNRR. A sottolinearlo è Vincenzo Costantino, componente della segreteria della Fp Cgil Alessandria con delega alla Sanità. Come ha riferito il sindacalista, a fine 2025 solo una piccola percentuale delle 96 strutture previste in regione risulta pienamente operativa. La Regione ha rassicurato sul rispetto dei target, puntando sull’apertura dei cantieri e sull’avvio dell’assistenza territoriale, compresa la gestione dei medici di famiglia. I rallentamenti, però, riguardano gran parte dei cantieri e le strutture attive a pieno regime sono poche.
In provincia di Alessandria le Case di Comunità previste sono otto: Valenza, Acqui Terme, Alessandria, Arquata Scrivia, Casale Monferrato, Novi Ligure, Ovada, Tortona. Anche qui si segnalano criticità e ritardi, con possibili ricadute sul funzionamento dei presidi territoriali. A queste si aggiungono i tre Ospedali di Comunità di Valenza, Casale e Novi, per un investimento complessivo di oltre 23 milioni di euro. “In questo scenario risulta davvero difficile credere che il Governo regionale e le Asl possano terminare tutti i lavori e collaudare le strutture entro giugno 2026”, ha dichiarato Costantino, ricordando che quella è la scadenza fissata dal Pnrr.
Al centro delle preoccupazioni anche il tema del personale. “Non basta costruire strutture se non si mettono nelle condizioni di essere operative ed efficienti”, ha aggiunto il sindacalista, evidenziando la carenza di infermieri e la necessità di sviluppare la figura dei medici di medicina generale alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale. Un intervento che, secondo la Cgil, potrebbe ridurre i tempi di attesa e limitare il ricorso ai medici gettonisti, ancora presenti nelle aziende sanitarie del territorio con un impatto sui bilanci.
Il sindacato ha anche sollevato alcuni interrogativi: quanti ricoveri impropri e accessi non necessari ai Pronto soccorso si potrebbero evitare con una rete territoriale davvero funzionante? E quale sarà il ruolo di Azienda Zero e Amos nel nuovo assetto sanitario regionale?
Infine, resta aperto il capitolo del nuovo ospedale di Alessandria. “Le organizzazioni sindacali non sono state coinvolte né informate sullo stato del cronoprogramma”, ha rimarcato Costantino. Per la Cgil la sanità piemontese si trova davanti a un bivio: servono assunzioni, investimenti e una riorganizzazione sostenibile, anche attraverso digitalizzazione e intelligenza artificiale, per garantire cure adeguate e tutelare il diritto alla salute in un contesto di popolazione sempre più anziana e con una domanda di assistenza in crescita.