22 Febbraio 2026
14:00
Quasi un neoassunto su tre è straniero: provincia di Alessandria terza in Piemonte e tra le prime 30 in Italia
ITALIA – Quasi il 30% (il 29.6%) dei neoassunti è straniero. Questo il dato riguardo la provincia di Alessandria sulle assunzioni previste nel 2025 emerse nel report settimanale elaborato dall’Ufficio Studi della Cgia. A livello italiano l’Alessandrino è 26°, terzo in Piemonte dopo il Cuneese (nono con il 34%) e l’Astigiano (ventiduesimo con il 30%). Il dato del nostro territorio è superiore alla media nazionale, pari al 23%, e a quella piemontese, 24.4%. A livello nazionale è prima la provincia di Prato con il 55,5%: più di un neoassunto su due è straniero. Seguono i territori di Gorizia e Piacenza (39,7%), Matera (36,4%) e Bolzano (35,1%). In termini assoluti è Milano l’area con più ingressi previsti (141.790), davanti a Roma (96.660) e Verona (42.000).
Dal 2017 al 2025 tra Piemonte e Valle d’Aosta si è assistito a un incremento del 106.5%. In generale negli ultimi otto anni (2017–2025) le entrate previste di immigrati nel mercato del lavoro sono cresciute del 140% a livello nazionale. In Basilicata l’aumento è stato del +306%, in Trentino-Alto Adige del +237% e in Umbria del +190%. Nel solo 2025 l’incidenza più alta delle assunzioni di stranieri sul totale si registra in Trentino-Alto Adige (31,5%), seguita da Emilia-Romagna (30,6%) e Lombardia (29,2%). La media italiana è al 23,4%.
A livello nazionale il confronto con il 2019 segna un cambio netto: gli ingressi sono più che raddoppiati rispetto al periodo pre-Covid. L’incidenza varia in base ai settori. In agricoltura quasi la metà delle nuove assunzioni riguarda stranieri (42,9%). Percentuali alte anche nel tessile-abbigliamento-calzature (41,8%) e nelle costruzioni (33,6%). Pulizie e trasporti si attestano al 26,7%.
In valori assoluti è la ristorazione a guidare la classifica con 231.380 ingressi tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti, addetti alle pulizie e camerieri. Seguono i servizi di pulizia con 137.330 lavoratori e l’agricoltura con 105.540. Sono i dati principali del report settimanale dell’Ufficio studi della CGIA.
Una componente strutturale del mercato del lavoro
I lavoratori stranieri sono ormai una parte stabile e indispensabile del mercato del lavoro italiano. Secondo una elaborazione della Fondazione Leone Moressa, i dipendenti extracomunitari sono poco meno di 2,2 milioni. Le regioni con la maggiore incidenza sul totale dei lavoratori dipendenti sono Emilia Romagna (17,4%), Toscana e Lombardia (entrambe al 16,6%).
Il loro contributo è centrale sul piano demografico, produttivo e previdenziale. In un Paese che invecchia e con meno nascite, ampliano la forza lavoro e rendono più sostenibile il welfare. Senza il loro apporto il peso sulle generazioni attive sarebbe più alto.
Molti stranieri lavorano in settori dove manca manodopera italiana: agricoltura, edilizia, logistica, assistenza domestica e cura degli anziani. In molte aree queste attività faticherebbero a reggere senza di loro. Non si tratta di sostituzione, ma di copertura di posti che resterebbero scoperti.
C’è poi il tema dei conti pubblici. I lavoratori stranieri pagano tasse e contributi come tutti, ma essendo mediamente più giovani utilizzano meno pensioni e prestazioni. Il saldo è positivo: versano più di quanto ricevono, sostenendo il sistema previdenziale.
Crescono anche le imprese avviate da cittadini immigrati, che generano occupazione e contribuiscono a rivitalizzare quartieri e territori in difficoltà. Investire in integrazione, regolarizzazione e formazione non è solo una scelta sociale, ma una leva economica.
Non specializzazioni etniche, ma reti e adattamento
Non esistono “mestieri tipici” legati all’etnia. Le statistiche classificano per cittadinanza o area geografica, non per caratteristiche culturali. Le concentrazioni settoriali dipendono da reti migratorie, domanda locale, lingua e riconoscimento dei titoli di studio.
I lavoratori dell’Europa dell’Est sono molto presenti nell’assistenza familiare e nel lavoro domestico. Le persone originarie del Nord Africa trovano impiego soprattutto in edilizia, agricoltura e logistica. Dall’Asia meridionale proviene una quota rilevante di addetti all’agricoltura, alla ristorazione e al piccolo commercio. I cittadini cinesi sono concentrati nel commercio, nella manifattura tessile e nella ristorazione. I filippini lavorano in prevalenza nei servizi domestici e alla persona.
Si tratta di processi di adattamento e opportunità, non di vocazioni etniche.
Province e regioni con più ingressi
Foto di Janno Nivergall da Pixabay