Autore Redazione
mercoledì
18 Marzo 2026
05:06
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Cronaca - Alessandria - Pavia

Guerra in Iran: province di Alessandria e Pavia tra le prime 50 in Italia per aggravio su luce e gas

Guerra in Iran: province di Alessandria e Pavia tra le prime 50 in Italia per aggravio su luce e gas

ITALIA – A circa due settimane dall’inizio del conflitto in Iran, i mercati delle principali materie prime mostrano una tenuta complessivamente solida. A differenza di quanto spesso accade nelle fasi di forte tensione geopolitica, non si sono registrate impennate diffuse dei prezzi. Secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA, diverse commodities hanno addirittura segnato un calo: nickel -1,9%, rame -2,6%, piombo -2,7%, zinco -3% e stagno -7,9%. Un andamento che segnala, almeno per ora, una certa capacità di tenuta delle catene globali di approvvigionamento e dei mercati internazionali. Le tensioni più forti si sono concentrate invece sui combustibili fossili. Il petrolio è salito del 45,8%, mentre il gas ha registrato un aumento del 62%. In entrambi i casi, rileva la CGIA, la crescita nelle ultime due settimane è stata persino superiore a quella osservata dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Un dato che conferma quanto il comparto energetico resti il più esposto agli squilibri geopolitici.

Nel complesso, però, l’impatto del conflitto sui mercati delle materie prime appare per ora circoscritto. L’assenza di rialzi generalizzati viene letta come un segnale incoraggiante sia per l’economia internazionale sia per il sistema produttivo europeo.

Entrando nel dettaglio dei territori, in provincia di Alessandria viene stimato un aggravio complessivo di 69.5 milioni di euro per la luce e il gas per le 198.647 famiglie del territorio (un numero di famiglie risalente al 31 dicembre 2024). L’Alessandrino è al 43° posto a livello nazionale, al terzo posto in Piemonte dopo le province di Torino (quinta) e Cuneo (28°). 30° posto per la provincia di Pavia, settima in Lombardia, con una stima di 88 milioni di euro in più per 251.493 famiglie.

Diverso il quadro se si guarda a quanto accadde nel febbraio 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In quel caso, già dopo quindici giorni, i rincari furono molto più violenti: nickel +93,8%, gas +48%, granoturco +30,3%, frumento +29,2%, petrolio +16,3% e alluminio +8,3%. Un effetto dovuto al peso centrale di Russia e Ucraina nelle filiere globali di energia, metalli e prodotti agricoli.

Secondo la CGIA, il contesto mediorientale ha caratteristiche diverse. L’area resta strategica e molto sensibile dal punto di vista geopolitico, ma le interdipendenze economiche e commerciali con il resto del mondo, almeno in questa prima fase, sembrano produrre pressioni meno forti sulle materie prime. Resta però decisivo capire quanto durerà il conflitto e se ci sarà un eventuale allargamento ad altri attori regionali.

Sul fronte interno, la preoccupazione principale riguarda il costo dell’energia. Al netto dei rincari dei carburanti e di eventuali misure del Governo, Nomisma Energia stima per le famiglie italiane un aumento medio annuo di 350 euro. Partendo da questa ipotesi, la CGIA calcola che il rincaro complessivo delle bollette per le 26,7 milioni di famiglie italiane potrebbe arrivare a 9,3 miliardi di euro. Gli aumenti più pesanti si concentrerebbero nelle grandi città. A Roma la spesa energetica in più potrebbe toccare 705,8 milioni di euro, a Milano 554,5 milioni e a Napoli oltre 406 milioni. Le province meno colpite sarebbero invece Vibo Valentia con 23,1 milioni, Aosta con 21,3 milioni e Isernia con 12,7 milioni.

A pesare già adesso sono anche i carburanti. Dopo l’attacco militare all’Iran iniziato il 28 febbraio, tra le materie prime sono stati soprattutto gas e petrolio a spingere verso l’alto i prezzi. Un aumento che, secondo la CGIA, è stato alimentato anche da dinamiche speculative e che si è scaricato subito sui distributori. Negli ultimi quindici giorni, in modalità self service, la benzina è aumentata dell’8,7%, mentre il diesel ha fatto segnare un balzo del 18,2%. Un rincaro che colpisce in particolare chi lavora ogni giorno con un mezzo a motore, come autotrasportatori, taxisti, autonoleggiatori con conducente, bus operator, pescatori e agricoltori.

Per contenere l’effetto di questi aumenti, la CGIA indica una linea precisa: tagliare Iva, accise e oneri di sistema. Nel breve periodo, l’associazione ritiene necessario un intervento fiscale per alleggerire il prezzo finale di carburanti ed energia, con una riduzione temporanea e mirata delle accise e una modulazione dell’Iva sulle bollette. Accanto a questo, viene indicata anche la necessità di rafforzare i controlli sul mercato per prevenire eventuali speculazioni lungo la filiera energetica e aumentare la trasparenza nella formazione dei prezzi. Nel medio periodo, invece, la strada indicata resta quella della diversificazione delle fonti energetiche, con investimenti più rapidi in rinnovabili, sistemi di stoccaggio e infrastrutture di rete, così da ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e limitare gli shock futuri.

Foto di Frauke Riether da Pixabay

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