“Siamo schiavi che cercano di sopravvivere”: al presidio Cgil i rider e le loro vite sfruttate
ALESSANDRIA – Percorrere tanti chilometri per pochi euro e senza tutele. Questa la condizione dei rider in Italia. Nella giornata di mobilitazione nazionale dei lavoratori di Glovo e Deliveroo la Cgil ha promosso anche ad Alessandria un presidio nel piazzale del McDonald’s di via Marengo per tenere accesa la luce su quello che lo stesso sindacato ha definito “sfruttamento“. Su Radio Gold i racconti di due rider, Ridha Hammami e Debora Finotello, e le parole del segretario provinciale della Cgil, Mirko Oliaro.
“Il food delivery ad Alessandria è un lavoro prevalentemente maschile, svolto soprattutto da persone under 40, fortemente segnato dalla presenza migranti extra-europei” hanno sottolineato la Camera del Lavoro Cgil Alessandria e le sigle Filt, Filcams e Nidil “parliamo quindi di lavoro povero, fragile, esposto al ricatto anche amministrativo legato al permesso di soggiorno. Se si pensa che la maggior parte dei rider vive di food delivery come principale fonte di reddito il mito della flessibilità crolla davanti ai numeri quando emerge che i più lavorano 6 – 7 giorni a settimana per 7-10 ore al giorno e molti lavorano per più piattaforme contemporaneamente. Tutto il lavoro è “a cottimo”, con un compenso medio tra 2 e 4 euro lordi a consegna, dentro cui sono comprese attese, spostamento e costi a carico del lavoratore. Pagano di tasca propria i costi legati alla partita Iva. La manutenzione dei mezzi, l’assicurazione, il carburante e il rischio d’impresa sono sulle spalle dei lavoratori”.
Come ha spiegato il sindacato, inoltre, a ottobre nel nostro territorio sono state aggiunte nuove zone da coprire con le consegne costringendo i lavoratori a spostarsi fino a Valenza e Torre Beretti con lo stesso compenso di una consegna nei sobborghi. La mobilitazione di questo sabato è nata per “superare l’attuale modello di sfruttamento per garantire ai lavoratori stabilità e salari adeguati”. La Cgil e le categorie coinvolte ritengono “non più rinviabile” l’applicazione di un contratto collettivo di lavoro serio e dignitoso come ad esempio quello sottoscritto dalla Filt Cgil della logistica, già applicato da Just Eat. “Solo attraverso questo percorso di regolarizzazione contrattuale si possono riconoscere diritti, tutele e condizioni economiche reali a chi opera nel food delivery”.