9 Aprile 2026
15:01
“Mancano 170 infermieri nei presidi Asl della provincia”: sindacati pronti alla mobitazione
PIEMONTE – “La mobilitazione è inevitabile, per difendere la dignità professionale di chi, ogni giorno, tiene in piedi il sistema sanitario regionale nonostante tutto.“. Questa la posizione dei sindacati Cisl, Fials, Nursind e Nursing Up dopo l’incontro di questo giovedì con la Regione Piemonte. Le parti sociali hanno lamentato “l’assenza di soluzioni concrete per la cronica carenza di personale e il taglio delle risorse finalizzate a retribuire turni aggiuntivi, tenuto conto dell’apertura di nuovi servizi a solo impatto assistenziale“. I sindacati hanno quindi preavvisato la Regione della volontà di aprire lo stato di mobilitazione, con l’attivazione e la comunicazione già dai prossimi giorni di iniziative di protesta “se non vi saranno risposte a breve“.
Riguardo la provincia di Alessandria, mentre la situazione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria viene definita dalle parti sociali “marginalmente contenuta“, nei presidi Asl, invece, è stata evidenziata una carenza di circa 170 infermieri da diversi anni, amplificata dall’obbligo del Pnrr dell’apertura delle Case e Ospedali di comunità a cui si aggiunge “un ridotto finanziamento regionale per i progetti incentivati”. Proprio con Asl venerdì mattina è previsto un tavolo tecnico per discutere sull’argomento.
“I dati della crisi che va evidenziata in tutta la sua delicatezza parlano chiaro: più carico di lavoro, meno personale con particolare drammaticità per quanto riguarda gli infermieri e dimezzamento delle risorse economiche finalizzate a garantire la tenuta dei servizi” le parole dei segretari Bertaina, Coppolella, Baldinu e Delli Carri. “Nel corso del confronto nell’ambito della riorganizzazione del Pnrr con particolare riferimento agli andamenti occupazionali e al fabbisogno di personale è emerso che il numero di alcune figure professionali, gli infermieri in primis, non solo non è aumentato per rispondere alla necessità dei nuovi servizi previsti dalla riforma territoriale ma è diminuito su scala regionale e in quasi tutte le realtà aziendali, raggiungendo livelli drammatici in alcuni quadranti”.
I sindacati hanno anche definito “preoccupanti” i dati sugli andamenti occupazionali: “Su scala regionale, cresce notevolmente il personale della dirigenza, precipita invece quello degli infermieri, meno 100 solo negli ultimi quattro mesi rispetto alle ultime rilevazioni e di alcune delle professioni sanitarie. A fronte di questa emorragia, la risposta non può essere quella di dimezzare i fondi per le prestazioni aggiuntive per la copertura dei turni di lavoro, quando forse, visti i dati andavano invece incrementati. Ricordiamo che andiamo incontro al periodo della programmazione delle ferie estive che potrebbero essere a rischio per molti”.
“Nessun professionista è più disposto a lavorare oltre l’orario contrattualmente previsto gratuitamente, il senso di responsabilità non può ricadere sempre dalla stessa parte. Quel tempo è finito e ora che se ne prenda atto. Le previsioni parlano di un quadro ancora più tragico che senza interventi strutturali si manifesterà presto con tutta la sua drammaticità. A fronte di poche centinaia di infermieri che potrebbero arrivare nel servizio pubblico ogni anno ne usciranno migliaia. L’attuale piano di riorganizzazione inoltre che prevede l’apertura delle nuove strutture previste dal Pnrr (Case e Ospedali di Comunità), tema oggetto di confronto, sta avvenendo senza l’innesto di nuove risorse, (ne servirebbero oltre mille solo di infermieri e 500 di altre figure) ma drenando il personale già in servizio e numericamente insufficiente”.
“È matematicamente impossibile aprire nuovi servizi garantendo gli standard previsti con meno personale e meno risorse senza incidere negativamente su quelli esistenti. Si sta cercando di moltiplicare i pani e i pesci sulla pelle dei lavoratori. Gli standard assistenziali nei reparti ospedalieri in molti casi non sono più garantiti. La sicurezza delle cure è a rischio a causa di un rapporto infermiere/paziente ormai ben lontano dai livelli di guardia in molte realtà. Il governo e l’ottimizzazione delle risorse professionali è assente e l’utilizzo delle competenze inappropriato. Non è certo da oggi che chiediamo di affrontare questi temi. Comprendiamo gli sforzi della Regione e siamo consapevoli che alcune criticità sono anche di rilievo nazionale ma questo non può e non deve essere motivo per non farsene carico”.