Autore Redazione
sabato
12 Marzo 2016
01:03
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Eventi - Valenza

Il punto di vista della paura. Recensione di “I vicini” al Sociale di Valenza

Il punto di vista della paura. Recensione di “I vicini” al Sociale di Valenza

VALENZA – “E’ difficile aprire la porta, perché poi uno ha paura di non poterla più chiudere”

“I vicini”, commedia di Fausto Paravidino, che ne ha curato anche la regia,  presentata venerdì 11 marzo al Teatro Sociale di Valenza, parla di paura, di equilibri  di coppia e di cambiamenti.

Due le coppie che interagiscono e, in entrambe, gli uomini non hanno nome, sembrano rappresentare due tipologie caratteriali opposte e facilmente riconoscibili. Il primo (lo stesso Paravidino) è fragile, infantile e timoroso di tutto ciò che può compromettere il suo rapporto sentimentale. Il suo presentarsi in pigiama e la sua inedia sono sottolineati da dialoghi spezzati, silenzi e un’impressione di impasse tremebonda.  La compagna, Greta (Iris Fusetti), al contrario di lui, esce, ha bisogno di una dimensione altra e di un uomo che non le chieda solo protezione.  il secondo protagonista (Davide Lorino) è aggressivo, arrogante, geloso e tendenzialmente infedele. La moglie Chiara (Sara Putignano) alterna un atteggiamento remissivo alla licenziosità nei confronti del nuovo vicino e la sua incompletezza è evidente.

Il rapporto di amicizia a quattro diventa inquietante. Il gioco di seduzione si sostituisce all’ostilità dialettica che si alterna ad un’intimità promiscua e insana. E’ una guerra e le due coppie reagiranno in maniera diversa, come si può reagire di fronte ad un evento esterno e violento che  divide e dà l’opportunità, una volta finito, di dividersi o, inevitabilmente diversi, ricominciare.

Le coppie diventano tre nel finale, con il parallelismo con la memoria di un fantasma, una vecchia (Barbara Moselli) già presente nei sogni di Greta, che racconta della rinascita, in forma nuova, del suo matrimonio, dopo la separazione dovuta alla seconda guerra mondiale.  

Due coppie antitetiche e un’altra rievocata e speculare alla prima: una riflessione sulle debolezze che dividono e uniscono, sull’amore e sul bisogno, infine sulla capacità di rinnovarsi e accettare i cambiamenti dell’altro.

Il taglio registico punta sull’ironia che svela profondità psicologiche e sulla paura tinta di suspense. Tutto si svolge tra le pareti spoglie di una stanza dove le luci e le ombre creano un’atmosfera sinistra e dove i rumori sono improvvisi e fanno sobbalzare. Essenziale l’elemento della porta, valico da difendere e accesso al mondo altro dove si addentra Greta, gettando nello sconforto il compagno che nulla sa fare se non aspettarla.

Sopra tutto i dialoghi dai quali traspare una mancanza che ogni protagonista ha in sé e cerca prima nella controparte sentimentale e poi all’esterno. L’inquietudine è paura declinata in tante varianti. La paura del nuovo prevale all’inizio, per essere sostituita da quella dell’invasione della propria intimità, ma anche dalla paura della coppia che non funziona di essere abbandonata da una sponda esterna cui appoggiarsi.

Dalla guerra (materiale o psicologica) si torna e nuovi equilibri si instaurano: la paura è lo specchio di un problema, può esserne causa ma anche stimolo per una risoluzione.

Uno spettacolo che scorre leggero e svela profondità non scontate.

Nicoletta Cavanna

 

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