Autore Redazione
lunedì
4 Gennaio 2016
08:16
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Politica - Alessandria

Fabbio sullo smog ad Alessandria: “Un comodo alibi per chiudere il centro”

Fabbio sullo smog ad Alessandria: “Un comodo alibi per chiudere il centro”

ALESSANDRIA – A proposito dei recenti provvedimenti dell’amministrazione di Alessandria per abbassare i livelli di polveri sottili pubblichiamo l’opinione del consigliere di minoranza Piercarlo Fabbio

Il sospetto che a Palazzo Rosso si siano insediati dei maldestri operatori della trasparenza si fa – ora dopo ora – certezza. I dati sullo smog si sono fermati a quelli… da noi pubblicati il 29 dicembre. Oggi è il 3 gennaio e la tanto decantata tutela della salute pubblica si è probabilmente scontrata con la voglia di feria natalizia o contro chissà quale bislacco comando dei vertici municipali. Tant’è che il silenzio – che in questo caso non è d’oro – ora la fa da padrone aggiungendo figuraccia a figuraccia dopo quella sulle valutazioni della chiusura del Comune al traffico fatta praticamente prima che il traffico venisse fermato. Ma tant’è… così va il mondo di chi tenta di piegare la realtà ai propri fini. Finchè troverà creduloni disposti all’ingenuità, tutto potrà funzionare, poi sarà flop.

Per informazione dei nostri radi lettori anche l’Arpa risulta “in ferie?”. Ecco infatti il messaggio che appare sul sito e che chiarisce il problema: “L’emissione del Bollettino delle stime previsionali del particolato PM10 è temporaneamente sospesa. Il servizio riprenderà regolarmente con l’emissione di giovedì 7 gennaio 2016”. E così le pagine che di norma forniscono letture dei dati delle centraline appaiono sconnessi.

Comunque chi vuole può tentare di avere i dati, insinuandosi nelle pieghe del sito ARPA (CLICCA QUI). Sono dati di stima, quando dovrebbero essere ormai addirittura validati, ma per Alessandria danno valori sforati il primo e il 3 gennaio, mentre da 36 a 50 il 2 gennaio, giorno in cui la perturbazione 1 del 2016 era in corso. 

L’assessore motorista all’ambiente Claudio Lombardi lo ha spergiurato in ogni salsa: l’inquinamento da mezzi sospinti da motore a scoppio (auto e altri fino alle motorette) vale il 70% dell’inquinamento. Ci pareva un dato esagerato e non sostanziato dalla letteratura in materia. Abbiamo quindi pregato Alessandro Crivelli, che è un tecnico del settore, di prepararci un articolo più fondato. Lo pubblichiamo di seguito e la sorpresa è palese: il traffico vale il 16% dell’inquinamento dell’aria. Un po’ lontano dai dati dell’assessore…

Con il termine particolato atmosferico (PM) – ha scritto Alessandro Crivelli – si intende l’insieme delle particelle atmosferiche solide e liquide sospese in aria ambiente. Il PM10 identifica le particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10 µm; con PM2,5 si indica il cosiddetto particolato fine, con diametro aerodinamico inferiore o uguale a 2,5 µm. Il particolato ha una natura chimica particolarmente complessa e variabile ed è in grado di penetrare nell’albero respiratorio umano, tanto più profondamente quanto più piccole sono le sue dimensioni, e quindi avere effetti negativi sulla salute. Il particolato è in parte emesso come tale (PM primario) e in parte si forma in atmosfera attraverso reazioni chimiche fra altre specie di inquinanti (PM secondario).

Il PM può avere sia un’origine naturale (l’erosione dei venti sulle rocce, le eruzioni vulcaniche, l’autocombustione di boschi e foreste) sia antropica (combustioni e altro). Di origine antropica sono anche molte delle sostanze gassose che contribuiscono alla formazione di PM, come gli ossidi di zolfo e di azoto, i Composti Organici Volatili e l’ammoniaca.

In Europa il valore limite giornaliero per il PM10 è di 50 m g/m3 (da non superare per più di 35 volte in un anno), molte delle città Europee hanno difficoltà nel rispettare questi limiti. Una delle zone più critiche dell’Europa è la Pianura Padana, dove è riconosciuta la difficoltà del rispetto dei valori limite anche nel caso di estensione dei termini temporali fissati per il raggiungimento della conformità. La specificità dell’area padana risiede nelle avverse condizioni di dispersione degli inquinanti atmosferici che dominano l’area e che determinano livelli di fondo, sia rurale sia urbano, piuttosto elevati ai quali si vanno ad aggiungere i contributi dovuti al traffico e ad altre sorgenti locali.

Per comprendere il fenomeno dell’inquinamento atmosferico, è fondamentale conoscere il carico emissivo che è la sua causa prima; per il PM è necessario considerare le emissioni e il trend del PM e dei suoi precursori: ossidi di zolfo e di azoto (NOx), COV (Composti Organici Volatili) e ammoniaca. Per PM10 e PM2,5 il principale settore emissivo è il riscaldamento civile (44% e 54% rispettivamente) seguito dai trasporti su strada (12% e 14%, rispettivamente).

In Italia, dalle informazioni riportate nell’Inventario nazionale delle emissioni del 2009, elaborato da ISPRA, risulta che il settore civile è la prima sorgente di inquinamento per il PM10, con un contributo del 35% sul totale; seguono i trasporti, con il 29% di cui poco più dei 2/3 provenienti da quello stradale, l’industria (16%) e l’agricoltura (11%). In particolare, circa il 91% delle emissioni di PM10 da riscaldamento civile proviene dalla combustione delle biomasse e combustibili fossili.

Alla luce di queste informazioni possiamo affermare che azioni sporadiche su blocchi parziali del traffico sono completamente inefficaci sul controllo della qualità dell’aria.

Se analizziamo il solo effetto dei trasporti questo incide per una percentuale del 16%, ciò vuole significare che se agissimo sul blocco totale del traffico su tutta la pianura Padana riusciremmo a migliorare la qualità dell’aria solo del 16%.

Proviamo a fare un calcolo, approssimativo ma indicativo per meglio comprendere gli effetti del blocco della circolazione.Partiamo da un valore di sforamento di 61 m g/m3 di PM10 e supponiamo di bloccare il traffico di tutti i veicoli nell’intera città di Alessandria per un giorno intero.

Assumendo che il blocco totale del traffico riduca del 16% il valore di PM10, otteniamo che l’effetto del blocco produce una riduzione di 7.9 m g/m3 di PM10 ottenendo quindi una concentrazione di 53.1 m g/m3 di PM10 che è ancora fuori dai limiti stabiliti dalla Comunità Europea.

Questo calcolo non tiene conto di fattori decisivi che vanno ulteriormente a rendere inefficace un provvedimento che prevada il blocco del traffico in zone limitate e solo per una fascia oraria. Infatti se noi valutimo semplicemente che l’ambiente in cui viviamo è soggetto a diffusione di inquinanti atmosferici nel raggio di chilometri possiamo ben intuire conme una azione limitata ad una zona piccola sia ulteriormente inefficace, in quanto zone limitrofe con presenza di fonti di emissioni produrranno effetti negativi anche sulla zona interessata dal blocco. Le azioni più efficaci svolte in molti paesi Europei hanno riguardato interventi sulle emissioni civili e industriali su larga fascia. Ad esempio incentivando la popolazione ad abbandonare sistemi di riscaldamento antiquati e inquinanti che utilizzano fonti energetiche come biomasse, olio combustibile e gasolio.

Se invece parliamo di provvedimenti politici mirati a dimostrare di aver fatto “qualcosa”…..bene lascio a voi eventuali ragionamenti.

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