7 Gennaio 2026
18:35
Amag Ambiente, Locci (Fratelli d’Italia): “Tutti i dipendenti contro l’ingresso dei privati e il porta a porta spinto”
ALESSANDRIA – Insieme alla Lega, anche Fratelli d’Italia Alessandria ha invocato chiarezza e un cambio di passo sul futuro di Amag Ambiente. Questo mercoledì il capogruppo del partito di Giorgia Meloni, Emanuele Locci, ha ricevuto la consegna dei moduli di “Raccolta firme dei dipendenti di AMAG Ambiente S.p.A.” sottoscritti dai lavoratori dell’azienda. Nel documento i dipendenti contestano “l’intenzione di mettere a gara il servizio di raccolta rifiuti e la vendita e/o la cessione di quote ad un soggetto privato” e chiedono “che l’azienda debba rimanere interamente a capitale pubblico al servizio del territorio alessandrino”.
Alla consegna erano presenti le RSU Carmelo Sofi e Massimo Berti (UIL Trasporti), Mauro Saccardo (CGIL) e Vasile Cucu (FIADEL), che hanno chiesto a Locci di farsi portavoce della posizione dei lavoratori in sede istituzionale. “Queste firme sono un messaggio chiarissimo: i lavoratori chiedono certezze sul futuro dell’azienda e del servizio – dichiara Emanuele Locci –. Da mesi porto in Consiglio Comunale una battaglia che oggi trova ulteriore forza: no a privatizzazioni, no a gare costruite per cedere quote e gestione ai privati. Amag Ambiente deve restare un presidio pubblico al servizio della città e del territorio”.
“Da oltre tre anni” ha aggiunto Locci “la giunta di sinistra guidata dal sindaco Abonante tenta di predisporre una gara senza arrivare a un esito chiaro. Nel frattempo si parla di un ritorno al ‘porta a porta spinto’: un modello che rischia di tradursi in maggiori costi e ulteriori aumenti della Tari, più mezzi in circolazione, maggiore impatto ambientale e un lavoro più usurante per gli operatori. È un passo indietro”.
Il presidente del Gruppo FdI ha anche fatto riferito all’aumento della pressione tariffaria e alla riduzione/trasferimento di alcuni servizi: “In questi anni la Tari è cresciuta nonostante siano stati scaricati sui cittadini costi prima gestiti dal servizio, come la raccolta del verde e l’esposizione dei cassonetti nelle aree dove già vige il porta a porta. Dopo aver bloccato un percorso di innovazione che avrebbe potuto rendere più efficiente ed economico il servizio – il progetto di smart city con soluzioni tecnologiche e raccolta più puntuale – oggi si torna indietro per ragioni ideologiche”.
“Trasmetterò al sindaco e al presidente del Consiglio Comunale le firme dei lavoratori e porrò con forza la questione politica di un’azienda che oggi sta facendo investimenti e assunzioni, e che potrebbe gestire in autonomia i servizi ambientali, mentre l’amministrazione si ostina a volerla cedere ai privati. Serve trasparenza totale su quali siano le vere ragioni di questa scelta, che rischiano di pagare cittadini e lavoratori per molti anni. La discussione sul percorso da fare deve essere riportata in Consiglio Comunale, alla luce del sole e con atti e numeri alla mano”.