15 Gennaio 2026
05:03
Assessora Cazzulo: “Nel Marzo Donna di Alessandria un momento dedicato alle vittime dei conflitti armati”
ALESSANDRIA – “Ciò che sta accadendo è inaccettabile“. L’assessora alle Pari Opportunità di Alessandria, Roberta Cazzulo, ha commentato così la delicata situazione mondiale sul fronte delle tensioni registrate in molti paesi, uno su tutti ad esempio l’Iran. L’esponente della giunta Abonante ha annunciato di voler proporre alla Consulta Pari Opportunità di Palazzo Rosso di inserire all’interno della rassegna di eventi Marzo Donna un momento dedicato “a tutte le donne che durante i conflitti armati, sono le vittime che più a lungo ne portano i segni, ma si rendono protagoniste con il loro coraggio e la loro fortezza. La libertà non è un fatto lontano, astratto o che riguarda solo altri: riguarda ciascuno di noi”.
“C’è una costante nella storia contemporanea che attraversa le generazioni e che oggi torna a interrogare il mondo: nei momenti di crisi, le donne sono il motore del cambiamento, quando però il cambiamento prende forma, sono le prime a essere sacrificate, in Iran, in Ucraina, in tutti i paesi afflitti da conflitti” ha continuato Cazzulo “il mondo nel 2025 conta oltre 100 conflitti armati, secondo i dati dell’Uppsala Conflict Data Program. Alcuni sono internazionali, altri interni ma con implicazioni globali. Oltre a Ucraina e Gaza, sono attivi conflitti in Yemen, Siria, Etiopia, Somalia, Sudan, Myanmar, Afghanistan, Haiti, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Mali, Niger e Sudan del Sud. Molti di questi conflitti sono classificati come guerre civili o insurrezioni armate, spesso alimentate da crisi economiche, violazioni dei diritti umani e disuguaglianze storiche”.
“Con l’uccisione di Mahsa Amini, nel settembre 2022, qualcosa si spezza in modo irreversibile. Il corpo di una giovane donna arrestata per un hijab “indossato male” diventa il punto di non ritorno. Il rifiuto dell’obbligo del velo non è più un gesto simbolico, ma una contestazione dell’intero impianto patriarcale dello Stato. Lo slogan “Donna, Vita, Libertà” esprime una consapevolezza nuova: senza libertà per le donne non esiste una vita degna, e senza vita degna non esiste una società giusta. Le donne guidano le proteste, si espongono in prima persona, trasformano la disobbedienza quotidiana in atto politico. Accanto alle figure più note esiste però una moltitudine di donne senza nome pubblico: è questa dimensione diffusa a rendere il movimento radicale e, allo stesso tempo, esposto al rischio di essere raccontato e deciso da altri. La forza sta nella coralità. Il coraggio non si è spento. Anzi, continua a vivere nelle proteste, nelle voci, nei gesti di chi in Iran chiede pane, diritti, dignità, futuro. Il regime teocratico che governa l’Iran non reprime solo un dissenso politico: reprime la libertà di essere sé stessi. E lo fa soprattutto sulle donne, sui loro corpi, sulle loro scelte, sulle loro vite. Per questo “Donna, vita, libertà” non è uno slogan: è una verità universale. I diritti umani non hanno confini, la libertà delle donne, delle persone è la misura della libertà di una società, e il silenzio, di fronte all’ingiustizia, non è mai un’opzione”.