Autore Redazione
lunedì
19 Gennaio 2026
13:37
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Politica - Alessandria

Al Carcere San Michele detenuti al 41 bis: le perplessità e i timori del Comune di Alessandria

Al Carcere San Michele detenuti al 41 bis: le perplessità e i timori del Comune di Alessandria

ALESSANDRIA – “Vigileremo sull’esecuzione di un piano che presenta più di un elemento di criticità e di rischio per la comunità alessandrina”. Dopo il sindaco Giorgio Abonante nelle scorse settimane e, questo lunedì, l’Onorevole del Partito Democratico, Federico Fornaro, l’assessora alle Politiche Sociali, Roberta Cazzulo, ha espresso la sua perplessità sul prossimo arrivo dei detenuti al 41bis nel carcere di San Michele. Una scelta” ha sottolineato Cazzulo “che rischia di scardinare l’identità di un istituto sempre aperto al territorio. Le attività della scuola carceraria sono state sospese immediatamente, i percorsi del volontariato bloccati. Anni di lavoro virtuoso cancellati senza alcun confronto. Non possiamo perdere questo patrimonio”.

L’esponente della giunta Abonante si è poi soffermata sul mancato rispetto della territorialità della pena: “Secondo l’articolo 14 dell’Ordinamento penitenziario i detenuti hanno diritto di essere assegnati a un istituto quanto più vicino possibile alla famiglia o al proprio centro di riferimento sociale. Non è un privilegio, è un diritto finalizzato al reinserimento. Il decreto legislativo 124 del 2018 ha ribadito e rafforzato questo principio. E’ necessario riempire di senso, il tempo della detenzione, offrendo più attività “trattamentali” (culturali, lavorative, sportive e ricreative). Il nostro carcere si è strutturato nel tempo attraverso il lavoro di tante persone, associazioni e istituzioni e del terzo settore. Non possiamo perdere questo patrimonio, difenderlo significa prendersi cura della sicurezza, dell’umanità e della cultura del nostro vivere civile. Un “carcere utile” è fatto di molte fedi: credere nell’uomo, non terminale di condizioni irreversibili, non delinquente in eterno, ma uomo, prima di tutto, che, pur avendo alle spalle il delitto, può giocare liberamente le linee del suo futuro, se gli se ne dà l’occasione; credere nella emancipazione possibile dell’uomo; credere che questo è un impegno della società, di una società educativa, che ha da dire, da trasmettere princìpi, da dare risorse. Serve una chiamata alla responsabilità che coinvolga tutti i livelli istituzionali”. 

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