16 Marzo 2026
19:48
Referendum Giustizia, Giovani Democratici Piemonte per il No: “Servono diritti, non propaganda”
PIEMONTE – I Giovani Democratici del Piemonte hanno preso una posizione netta per il No al prossimo Referendum sulla Giustizia, previsto domenica 22 e lunedì 23 marzo. “La nostra generazione ha problemi molto concreti: il diritto alla casa, il diritto a un lavoro dignitoso e il diritto alla salute – anche mentale. Per questo molti giovani italiani continuano a lasciare il Paese: non perché non lo amino, ma perché troppo spesso qui non troviamo prospettive”.
Gli esponenti del forza di centrosinistra hanno fatto riferimento alle dichiarazioni del Capo di Gabinetto del Ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, sul fatto che i giovani tornerebbero in Italia in caso di vittoria del Sì perché le aziende tornerebbero a investire. “Pensare che una riforma di questo tipo possa convincere i giovani a tornare in Italia significa semplicemente vivere in un altro mondo» hanno sottolineato Annet Moscatello, segretaria regionale dei Giovani Democratici del Piemonte, e Giulia Giustetto, segretaria di Alessandria.
I Giovani Democratici Piemonte hanno anche commentato le altre parole di Bartolozzi che hanno provocato la protesta delle opposizioni: “Votare sì così ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione». La stessa dirigente di Via Arenula ha poi precisato che faceva riferimento “alla drammaticità degli effetti” che un procedimento giudiziario “porta nella vita delle persone, delle famiglie, delle aziende, specie quando a trovarsi al centro dell’azione giudiziaria è qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male”.
“Il punto più basso di questa campagna referendaria” hanno però attaccato i Giovani Democratici “la verità è che questa riforma non risolve i problemi della giustizia, ce lo dice pure il governo, e non ha nulla a che fare con le reali priorità del Paese. Per migliorare davvero la giustizia servono scelte diverse: assumere più personale negli uffici giudiziari, stabilizzare i 12 mila precari della giustizia, investire nell’informatizzazione dei tribunali e ridurre i tempi dei processi“. “La nostra generazione viene evocata continuamente nei discorsi politici, ma raramente è considerata un interlocutore reale. Siamo spesso mal pagati, poco riconosciuti e costretti a costruire il nostro futuro altrove. Ma ci faremo sentire anche a questo referendum.», prosegue Annet Moscatello.
Tra i punti ritenuti più critici della riforma c’è il sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura. «Viene presentato come una soluzione contro le correnti, ma rischia invece di indebolire l’autonomia della magistratura. Quando si sostituisce l’elezione con il sorteggio si creano istituzioni più fragili, e in un sistema più fragile il peso della politica aumenta», aggiunge Giulia Giustetto. Per questo, secondo i Giovani Democratici Piemonte, i giovani stanno scegliendo con convinzione di votare No al referendum. «Nonostante le difficoltà per molti studenti e lavoratori fuori sede, la nostra generazione non resterà a guardare: andremo comunque a votare e diventando rappresentanti di lista nei territori in cui viviamo.».