Missione compiuta: l’Alessandria batte l’Albese e vola in Serie D
ALESSANDRIA – Il triplice fischio del match contro l’Albese dà finalmente il via alla festa in tutta la città di Alessandria. Con una vittoria per 2-0, decisa dalla rete di Piana nel primo tempo e di Cociobanu nella ripresa, l’Alessandria Calcio conquista la matematica certezza del campionato e stacca il pass per la Serie D, chiudendo i conti con ben quattro giornate di anticipo.
Questa promozione ha il sapore di un cerchio che si chiude e di una ferita che finalmente inizia a rimarginarsi. Riconquistare la Serie D sul campo significa per l’Alessandria tornare a disputare un campionato che, di fatto, i Grigi non giocavano dalla lontana stagione 2007-2008. All’epoca fu il trampolino di lancio verso i professionisti; oggi, dopo i recenti e dolorosi drammi societari che avevano fatto sprofondare il club, rappresenta la vera “risalita“.
Quando parti con l’obbligo di vincere, il pallone pesa il doppio. Fin dai mesi estivi, le aspettative intorno all’Alessandria Calcio erano altissime: la rosa era stata costruita per puntare al vertice e la piazza chiedeva a gran voce un campionato da dominatori. Non era facile reggere la pressione di essere la “squadra da battere“, eppure l’Alessandria ha dimostrato fin dal primo giorno di avere le spalle larghe.
A raccontare la grandezza di questa stagione sono le statistiche di quello che si è rivelato un vero e proprio “ammazzacampionato”. In venticinque partite disputate, l’Alessandria ha collezionato, con quella di oggi, ventuno vittorie, concedendo alle avversarie soltanto tre pareggi due sconfitte. Un rullino di marcia spaventoso che ha progressivamente tolto ossigeno alle inseguitrici. All’interno di questa macchina perfetta brilla in modo particolare la stella di Diop. Il miglior marcatore della squadra e del campionato di Eccellenza con 25 goal.
Il “Moccagatta” è tornato a essere quello che deve essere: un fortino inespugnabile. Il popolo grigio ha spinto la squadra dal primo all’ultimo minuto della stagione, in casa come in trasferta, dimostrando che quando l’Orso si sveglia e spinge i suoi ragazzi, fa paura a chiunque.