6 Marzo 2026
16:35
Diritti delle donne, la violenza è ancora diffusa: imprese e organizzazioni possono fare la differenza
TORINO – La violenza di genere continua a essere un fenomeno diffuso e strutturale. In Italia circa 6,4 milioni di donne hanno subìto nel corso della vita violenza fisica o sessuale, pari a circa il 30% della popolazione femminile. Se n’è parlato questo giovedì a Torino nell’ambito di “CONTRO”, l’evento culturale e partecipativo promosso da Amapola Società Benefit. Una percentuale simile emerge anche a livello europeo secondo le stime dell’Agenzia dell’UE per i Diritti Fondamentali. I dati mostrano che oltre la metà delle violenze fisiche sulle donne è commessa da partner attuali o ex e il fenomeno appare in crescita tra le generazioni più giovani. A livello globale, inoltre, più del 60% degli omicidi femminili avviene in ambito domestico, mentre per gli uomini la quota scende attorno al 12%. L’impatto non è solo sociale ma anche economico. Nell’Unione europea il costo complessivo della violenza di genere è stimato in circa 366 miliardi di euro l’anno, tra perdita di produttività, spese sanitarie e sociali, costi giudiziari e sostegni alle vittime.
Molestie e discriminazioni anche sul lavoro
Il tema riguarda direttamente anche il mondo del lavoro. In Europa il 31% delle lavoratrici dichiara di aver subìto molestie sessuali sul lavoro, percentuale che sale al 42% nella fascia tra i 18 e i 29 anni. Allo stesso tempo, però, tre lavoratrici su quattro ritengono che le molestie siano rare, segno di una percezione spesso distorta del fenomeno.
Secondo la survey L.E.I. di Fondazione Libellula, in Italia quasi 7 lavoratrici su 10 hanno ricevuto commenti sessisti o osservazioni sull’aspetto fisico, oltre il 35% ha subìto contatti fisici indesiderati o avances esplicite non volute. Tra dirigenti e imprenditrici, più della metà dichiara molestie fisiche.
Un paper con dati e buone pratiche
Da questo scenario nasce il paper curato da Amapola insieme a Fondazione Libellula e Università di Torino, presentato il 5 marzo a Torino in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne. Il documento raccoglie dati italiani, europei e globali e propone strumenti concreti per prevenire e contrastare la violenza di genere nelle organizzazioni.
Nel lavoro sono analizzati 23 casi studio che mettono in evidenza alcune leve ricorrenti: formazione, attenzione al linguaggio e ai bias, policy strutturate, canali di ascolto e segnalazione, supporto alle vittime e collaborazione con il territorio e i centri antiviolenza.
“Imprese e organizzazioni toccano la vita di moltissime persone: possono attivare un cambiamento reale”, ha spiegato Micol Burighel, responsabile comunicazione e parità di genere di Amapola. “Alcune realtà hanno già avviato progetti che intervengono sulle forme più diffuse di discriminazione, come stereotipi e linguaggio sessista, fino alle violenze più gravi, dalle molestie a quelle psicologiche e fisiche”.
Ripensare i modelli di potere
Durante l’incontro è intervenuta anche Monica Cerutti, segretaria generale di UN Women Italy, che ha proposto una lettura più ampia del fenomeno: “Quando parliamo di violenza di genere parliamo spesso di emergenza. Dovremmo invece parlare di architettura del potere: la violenza non è solo un comportamento individuale ma il risultato di una struttura sociale ed economica squilibrata. E ciò che è progettato può essere riprogettato”.
Nel dibattito è emersa anche l’importanza di coinvolgere gli uomini nel cambiamento culturale, ripensando i modelli di maschilità e superando la cultura del controllo e del dominio.
Le esperienze delle imprese
La mattinata ha alternato la presentazione del paper agli interventi delle istituzioni patrocinanti – Città metropolitana di Torino, Camera di commercio, Unione Industriali e Torino Social Impact – e a una tavola rotonda con imprese e associazioni, tra cui CSI Piemonte, Edison, Roquette Italia, Lidl Italia e il Centro antiviolenza Me.dea.
Per Giovanni Rubino, direttore personale, organizzazione e Digital Campus di CSI Piemonte, “la cultura organizzativa del Consorzio è stata rafforzata con il Gender Equality Plan, che coordina azioni su equilibrio tra vita privata e lavoro, parità nei processi di carriera, presenza femminile nei ruoli decisionali e contrasto alla violenza di genere”. Tra le iniziative anche percorsi formativi su bias cognitivi, linguaggio inclusivo e micro-aggressioni.
Anche Edison ha puntato molto sul linguaggio come leva di cambiamento. “Ci siamo messi in discussione per incidere sulla cultura organizzativa in modo autentico e partecipato”, ha spiegato Filomena Lamanna, DE&I Project Leader dell’azienda. “Riflettere sulle parole che usiamo e sui comportamenti che normalizziamo aiuta a riconoscere le microaggressioni e prevenire la violenza di genere”.