Autore Redazione
sabato
11 Novembre 2023
05:05
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Cronaca - Pavia

Scoperta una poesia di Montale contro gli Ecomostri: era negli archivi del Fondo Manoscritti di Pavia

Scoperta una poesia di Montale contro gli Ecomostri: era negli archivi del Fondo Manoscritti di Pavia

PAVIA – Una poesia inedita di Eugenio Montale (1896-1981) contro gli “eco-mostri” della Costiera Amalfitana – la denuncia di uno dei più noti abusi edilizi della storia italiana, il ‘mostro’ dell’Hotel Fuenti – ispirata dalle battaglie ambientaliste di Elena Croce è stata scoperta da Ida Duretto, docente di Letteratura italiana all’Università di Kyoto, negli archivi del Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia. I versi del grande poeta saranno pubblicati per la prima volta nell’imminente terzo annuario dei “Quaderni montaliani”, che la casa editrice Interlinea manderà in libreria il prossimo 10 novembre.

La prima versione della sconosciuta poesia “I grattacieli” così si apre: “Elena vorrebbe che mi opponessi / con tutte le mie forze all’imminente/ scomparsa della splendida costiera/ da Amalfi a Vietri dove già sorge un grattacielo / e altri ne seguiranno / Sorgono grattacieli/ tra Amalfi e Vietri un reputato Eden/ e la cara Elena vorrebbe io sorgessi / dalla cintola insù come un Demostene / per ordinarne la demolizione”.

La poesia è battuta a macchina sul retro di un foglio che conserva le prime tre strofe di “Verso Bisanzio”, traduzione di “Sailing to Byzantium” di W.B. Yeats. Il dattiloscritto con correzioni a mano del poeta presenta quattro redazioni provvisorie che precedono la composizione definitiva; in calce si trova la data, che ne attesta la composizione all’8 marzo 1975, lo stesso anno in cui Montale riceverà il Premio Nobel della Letteratura.

Il componimento finale, pubblicato sui “Quaderni montaliani” per concessione dell’erede Giorgio Montale, recita: “Pare che prima o poi /anzi prima che poi /sugli Aliscampi che splendono/ tra Amalfi e Vietri si vedranno enormi / grattacieli e già sorge dalla cintola insù / l’intellighenzia, con suoi alti piati. /Ma saranno sprecati; grattare il cielo /è ciò che resta a chi non creda più /che un cielo esista”.

La poesia, spiega Ida Duretto nel saggio che accompagna la trascrizione sul terzo fascicolo dei “Quaderni montaliani”, è “preziosa, non soltanto in quanto inedita, ma anche per il tema che è è unico all’interno della produzione montaliana, con l’affacciarsi di un nuovo paesaggio marino, che non è quello ligure ma quello campano, mai menzionato altrove“. Quanto all’interlocutrice femminile, si tratta della scrittrice Elena Croce, la figlia del grande filosofo Benedetto, attiva ambientalista e fondatrice nel 1955 dell’associazione Italia Nostra: una figura che entra per la prima volta nella poesia di Montale, sebbene sia citata, sempre in riferimento ad altri temi, nelle prose.

In questi versi finora sconosciuti il poeta fa riferimento a una causa etico-sociale contemporanea, se non pionieristica: nell’epoca del boom economico non è più necessario combattere i totalitarismi, ma la società dei consumi e la distruzione della natura e del paesaggio che essa determina. Tra gli anni Sessanta e Settanta venivano, infatti, costruiti, sul litorale amalfitano, i primi “ecomostri“, tra le polemiche degli intellettuali napoletani che si battevano a tutela del territorio. Sulla scogliera a picco sul mare “tra Amalfi e Vietri fu eretto, tra il 1968 e il 1971, l’Hotel Fuenti, o Amalfitana Hotel (“dove già sorge un grattacielo”): lo scempio ecologico fu tale da meritare l’appellativo “mostro” di Fuenti e da suscitare l’indignazione degli ambientalisti italiani, riuniti attorno al gruppo di Italia Nostra, primi fra tutti Elena e Alda Croce, Antonio Iannello e Antonio Cederna; soltanto dopo una lotta trentennale, nel 1999, l’albergo fu finalmente demolito.

Nell’archivio di Elena Croce presso la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce è conservata una lettera di Montale, datata “27 I 75”, nella quale il poeta fa riferimento a una prossima visita da parte della scrittrice, che vorrebbe coinvolgerlo in un progetto di cui ancora non conosce i termini precisi – ipotizza che si tratti di “firmare una proposta di legge” e di “cosa che riguarda i ‘beni culturali’ (!!)” – ma per cui è pronto a dichiarare la propria disponibilità. Montale si era già schierato a più riprese contro ‘’Hotel Fuenti, “tra i difensori della Riviera Amalfitana”, insieme ad altri influenti intellettuali, come Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Indro Montanelli, Mario Soldati, Franco Zeffirelli; proprio nel gennaio 1975 nasceva, istituito da Giovanni Spadolini, il Ministero dei Beni culturali e ambientali e sembra ragionevole ipotizzare che a questo cruciale avvenimento dovesse collegarsi il progetto di Elena Croce, di cui, tuttavia, non si hanno ulteriori notizie.

Nella poesia di Montale il paesaggio viene trasfigurato in chiave dantesca: la “splendida costiera“, già “Paradiso terrestre“, diviene, dopo la speculazione edilizia, un paesaggio infernale, metaforicamente accostato alla necropoli di Arles, in Provenza, gli Alyscamps (“Anche negli Aliscampi che congiungono/ Amalfi a Vietri incombono e anzi”).

Per comprendere la specificità di questo riferimento, che va oltre una generica dialettica bene/male, paradiso/inferno, era necessario osservare l’aspetto dell’Hotel Fuenti e la sua “ripugnante, cimiteriale veste architettonica”, come ebbe a definirla Antonio Cederna in un celebre articolo dell’epoca sul “Corriere della Sera”.

Dal punto di vista della struttura, il testo inedito “I grattacieli” appare subito peculiare: si tratta, infatti, con tutta probabilità, di quattro attacchi variati, quattro ‘prove’ (“Elena vorrebbe… seguiranno”; “Sorgono grattacieli… demolizione“; “Anche negli Aliscampi… anzi“; “Tra Amalfi e Vietri”) che precedono la redazione definitiva. L’ipotesi è confortata dagli interventi manoscritti di Montale, che cancella con due tratti di penna le prime quattro versioni, aggiunge il titolo all’inizio quinta, operando, infine, una serie di correzioni solo su quest’ultima.

I “Quaderni montaliani” sono stati avviati in occasione del quarantesimo dalla scomparsa di Eugenio Montale:l’annuario propone in ciascun fascicolo edizioni di scritti inediti o rari e dispersi, letture e interpretazioni specifiche di testi, oltre a recensioni delle nuove edizioni di commenti e testi montaliani e dei principali contributi monografici.

La direzione scientifica del periodico è di Andrea Aveto, Francesca Castellano, Franco Contorbia, Gianfranca Lavezzi, Simone Magherini, Anna Nozzoli, Paolo Senna, Stefano Verdino; Roberto Cicala ne è direttore responsabile.

Paolo Martini

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