Presa la banda della “marmotta”: con esplosivo faceva saltare i bancomat nel pavese
PAVIA – Avevano colpito anche in provincia di Pavia i cinque malviventi specializzati nell’assalto agli sportelli Atm con la tecnica della marmotta. La banda sfruttava un ordigno artigianale a elevato potere esplosivo che, inserito nelle “bocchette” degli sportelli bancomat, a causa della forte detonazione, non solo aveva permesso l’apertura delle casseforti contenenti denaro, ma aveva anche provocato il danneggiamento delle strutture e dei fabbricati dove erano collocati i dispositivi per il prelievo del contante. L’organizzazione avrebbe beneficiato di specifiche professionalità e competenze e di un’attenta attività di pianificazione per mettere a segno le azioni criminose. Questa mattina a Sant’Angelo Lodigiano i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Lodi, supportati nella fase di esecuzione da quelli del Comando Compagnia di Lodi e Codogno, del 2° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Orio al Serio, del Nucleo Cinofili della Stazione Carabinieri CC AM di Ghedi, dell’Aliquota di Primo Intervento di Brescia e del Nucleo Artificieri Antisabotaggio di Milano, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lodi su richiesta della locale Procura della Repubblica di Lodi, nei confronti di 5 persone indagate a vario titolo per i delitti di furto aggravato dall’utilizzo di materiale esplosivo ai danni di sportelli ATM, violazione della legge sulle armi. L’indagine, con la direzione ed il coordinamento della Procura della Repubblica di Lodi, è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Lodi, da ottobre 2025 a gennaio 2026. Durante l’attività d’indagine numerosi sono stati i servizi di prevenzione che hanno consentito di evitare diversi assalti e, secondo le ipotesi formulate dagli inquirenti, in una occasione hanno portato al sequestro di 2 ordigni esplosivi rinvenuti all’interno di un veicolo in prossimità di sportello ATM nel lodigiano e pronti all’uso. Agli indagati al termine delle formalità di rito è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere presso la Casa Circondariale di Lodi.